Grecia: no all’austerità


La testimonianza di una cittadina greca, Maria Marinakou, Presidente Eapn

Grecia: “Qualsiasi cosa accada, nel breve o medio periodo, la sofferenza feroce procurata dall’austerità in Grecia  continuerà”.  

Nicoletta Teodosi, presidente CILAP sezione italiana EAPN: “La 26^ assemblea di EAPN a Bilbao questa settimana su LA STRADA È DELINEATA:

COMBATTERE PER CANCELLARE LA POVERTÀ, COMBATTERE PER UNA VITA IN DIGNITÀ”.

Roma 30 giugno 2015 – “Lo scorso anno la Grecia non ha avuto finanziamenti dalla Troika, a fronte di circa 14 miliari di euro di debiti pagati con nostre risorse per evitare il fallimento. Ciò ha significato che i servizi essenziali nel nostro paese (ospedali, scuole, università) hanno funzionato con quasi niente. Qualsiasi cosa accada, nel breve o medio periodo, la sofferenza feroce procurata dall’austerità in Grecia continuerà.

È molto duro da accettare dopo 5 anni di sacrifici. La domanda che ci poniamo è:come possiamo uscire da questo circolo vizioso, ma rimanendo in Europa e nell’eurozona? Indipendentemente dal risultato del referendum di domenica 5 luglio, il futuro della Grecia rimarrà fosco, a meno che questa situazione di stallo non cambi. E per cambiare, è necessario un fondamentale cambiamento di visione in Europa: ‘dall’austerità e dai tagli recessivi bisogna andare verso misure di sviluppo, per il lavoro e le spese sociali’. Quale era il piano offerto dalle “istituzioni”? Un tipico piano da Fondo monetario, peggiore di quello offerto negli anni ’90 strutturali all’Uganda e allo Zambia, attraverso programmi di riforme: nuovi tagli alle pensioni e ai salari (già tagliati del 40%), tagli alle pensioni più basse (che raggiungono appena i 450,00 euro), aumento dell’IVA al 23% sui servizi pubblici – elettricità, acqua, comunicazioni, trasporti, beni alimentari di prima necessità.

Sapete cosa vuol dire? Il Piano proposto dal governo greco tagliava del 6% l’IVA alle isole, quelle più lontane, per i prodotti alimentari e l’elettricità. Io vivo regolarmente a Samos, una bella, ma molto povera isola dedita all’agricoltura, vicina alla Turchia. Anche con il 6% di IVA come è adesso, i generi di prima necessità sono più cari a Samos che ad Atene, per i costi di trasporto. Se l’IVA salisse al 23% gli agricoltori dell’isola andrebbero in rovina. L’IVA è la più ingiusta delle imposte, specialmente per i più poveri.

Altre misure includevano il pagamento anticipato del 100% delle tasse da parte delle piccole imprese, molte delle quali sono prossime alla chiusura. Le istituzioni europee si sono fortemente opposte quando il governo greco voleva mettere una tassa sui ricchi, tassare i profitti delle grandi compagnie, tassare il gioco d’azzardo per mantenere l’industria del turismo e le isole vive, per individuare misure di sviluppo e riforme in favore dei più poveri.

Invece i piani dei creditori in questi ultimi cinque anni hanno fatto aumentare il debito greco oltre il 170%. Per tagliare il deficit bisogna distruggere il tessuto sociale, e questa nazione deve rimanere in ostaggio, come una colonia a causa del debito. Invece c’è un “carro” di 35 miliardi
nel piano Junker, ma il “bastone” è un irrisolta crescita del debito e la continuazione dell’austerità per chissà quanti anni ancora. Mi chiedo in che modo il piano Junker intende aiutare chi veramente ha bisogno.  Sembra che viviamo in universi paralleli, sembra che ci hanno dato l’Eden e sia stato respinto, anche se aveva molti alberi di mele. Sembra che il miglior consiglio per il popolo greco è “non suicidarti perché hai paura di morire”. In effetti, più di 3.000 suicidi negli ultimi due anni hanno scelto questo consiglio, ma non perché avevano paura di morire.

Nel frattempo la decisione dell’Eurogruppo di respingere la richiesta della Grecia dell’estensione di  una settimana, in modo che il referendum possa avvenire in circostanze normali, ha portato a restrizioni della BCE sulla copertura dei fondi, a banche chiuse per una settimana, a bancomat vuoti  e a controlli sui capitali, a prelievi di 60 euro al giorno.

La mia sensazione è che nei prossimi giorni ci sarà una chiara campagna, ben orchestrata, basata sulla paura e coercizione che dominerà le nostre vite. I greci sono stati puniti per aver detto NO all’austerità, votando per un governo di sinistra. Siamo stati le cavie per il più crudele esperimento neoliberista nella zona euro. Stiamo diventando un esempio per gli elettori in Portogallo, Spagna, Italia. Per le élites europee, inclusi alcuni greci, non ci sono alternative e faranno di tutto per dimostrare di avere ragione.

Sappiamo cosa EAPN potrebbe fare. Io spero solo che nessun altro popolo in Europa si trovi ad affrontare un simile futuro. Anche se in questo terribile momento credo ancora che continueranno i popoli, uniti, a lottare per una giustizia sociale, per i diritti, l’uguaglianza, la democrazia e la libertà.

Nicoletta Teodosi,  presidente CILAP (Collegamento Italiano Lotta Alla Povertà), sezione italiana EAPN, ha dichiarato: “La 26^ assemblea di EAPN si terrà a Bilbao questa settimana e ha un titolo emblematico ‘la strada è delineata: combattere per cancellare la povertà, combattere per una vita in dignità’.

È così che in effetti ci sentiamo: combattenti senza armi, che lottano per una Europa in pace, rispettosa dei diritti e dei più deboli. Ma le notizie che quotidianamente arrivano dal cuore dell’Europa e dal mondo ci fanno sentire – tutti noi – con meno diritti, e più deboli. Soprattutto non arrivano rassicurazioni da chi è deputato a darne, tutt’altro. Le Istituzioni europee sono in balia ormai dei diktat degli Stati membri, quelli più forti. Inutile dire chi, ma anche quelli che, arrivati per ultimi, usano solo l’aspetto finanziario di quanto è stato costruito in 60 e più anni. I valori della solidarietà e della tolleranza alla base del modello sociale europeo, stanno sparendo, lasciando spazio a propagande xenofobe e razziste. L’agonia della Grecia, è anche la nostra, almeno di chi ha lottato per costruire una Europa solidale e unita.

Luigi Leonori della Rete europea per la salute mentale, che fa parte di EAPN, una delle 18 reti europee, ha aggiunto: “Questa non è l’Europa dei cittadini, della democrazia e del modello sociale, del diritto e della solidarietà che insieme vogliamo costruire, senza confini, senza disuguaglianze, dove la dignità di ciascuno sarà rispettata e il benessere assicurato! Abbiamo bisogno di una seria riflessione, discussione, valutazione, sulle cause di questa drammatica situazione, che rischia di potersi riprodurre in altri paesi in un future prossimo. Perché l’Unione
europea è arrivata a questo punto? Che tipo di Unione abbiamo costruito? 

Letizia Cesarini Sforza,  Vice presidente di Eapn, ha dichiarato: “Quello che sta accadendo è assolutamente devastante e non c’è fiducia nell’Europa che ‘loro’ stanno costruendo. Più povertà, più esclusione sociale, distanza tra ricchi e poveri sempre più ampia, tagli ai servizi essenziali. 
Decisioni prese in base alla propria agenda elettorale. L’Assemblea generale di Bilbao manderà un forte messaggio alle istituzioni europee”.

Ufficio Stampa Cilap, Nicola Perrone, ufficiostampa@cilap.eu, cel. 329.0810937

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