Lettera aperta agli aderenti all’Alleanza italiana contro la povertà

Il significato del lavoro in rete nella lotta alla povertà

Il CILAP sta per compiere 26 anni, non ha appartenenze di alcun tipo, sempre rivendicate. Tutto quello che ha ottenuto fino ad ora se l’è guadagnato principalmente con la forza dell’attivismo volontario. Così come chiese di aderire all’Alleanza, nonostante non fosse stato invitato all’atto della costituzione, pur essendo conosciuto dalle organizzazioni fondatrici, decide oggi di ringraziare e non aderire più formalmente per le motivazioni di seguito riportate.
Tra le caratteristiche del lavoro di rete nella lotta alla povertà c’è la interrelazione tra le organizzazioni che operano all’interno della rete, che ci riporta a concetti non tangibili, e c’è l’interrelazione umana visto che le organizzazioni sono fatte da persone. 
Un’altra caratteristica che non va sottovalutata è il peso dei componenti la rete, quanto incide essere una organizzazione di derivazione sindacale, confessionale o partitica rispetto ad una organizzazione indipendente. In linea teorica nella rete tutti sono uguali, ciascuno porta ciò che ha in termini economici e contenutistici, in una logica di apprendimento reciproco. Una rete di lotta alla povertà non è né un partito, né un movimento politico, sebbene si occupi di politica sociale, né tende trasformarsi in esso.
Il lavoro di rete nella lotta alla povertà coincide con il lavoro di pressione nei confronti delle istituzioni politiche e governative dei diversi livelli territoriali, affinché queste assumano scelte positive in favore delle persone in povertà. 
Ci sembra che l’Alleanza non rispecchi questa nostra visione.
Una cosa è il lavoro di rete, altro sono le attività quotidiane che caratterizzano ciascun componente la rete. Questo lavoro quotidiano è l’humus su cui si basa la rete, tanti humus, tanti punti di vista, tanti contributi. In tal modo Cilap ha operato in questi anni.
CILAP è la Rete italiana di lotta alla povertà dal 1990, quando fu costituita la Rete europea di lotta alla povertà (EAPN). Prima come rete informale, poi costituita in associazione. Ad EAPN vi aderiscono reti europee tematiche che hanno le loro derivazioni

in Italia. EAPN lavora con la Confederazione europea dei Sindacati, con la quale sono stati raggiunti molti obiettivi e gli scambi sono continui e costanti. In Italia lavorare insieme con le stesse organizzazioni con le quali lavoriamo in Europa è stato pressoché impossibile, o comunque le relazioni sono state molto difficili, in questi 26 anni.
CILAP è stata la prima rete a parlare di povertà in Italia, non la prima a lavorare in questo contesto, ma la prima a sdoganare un termine che non era nel linguaggio comune. Anche se il primo rapporto sulla povertà in Italia è del 1985 e vi erano stati i Programmi anti povertà di Delors (1,2,3) da cui è nata EAPN. Il politico-politico che per primo ha citato la parola “povertà” è stato l’allora segretario del PD Valter Veltroni. Era il 2008. solo 18 anni dopo che in Europa e dall’Europa si parlava di povertà, come affrontarla, come riconoscerla, chi toccava.
EAPN è composta da reti nazionali e i suoi risultati sono anche del CILAP, così come lo sono di tutte le 31 reti nazionali e le 18 reti europee: Strategia contro la povertà e l’esclusione sociale (2000); art. 34 della Carta europea dei diritti fondamentali (2000); Iniziativa faro contro la povertà all’interno di Europa 2020 (2010); varie comunicazioni della Commissione europea in favore del reddito minimo (dal 1992); diverse risoluzioni del Parlamento europeo per l’inclusione attiva. 
Questi risultati (solo alcuni di quelli raggiunti) sono il frutto del lavoro di rete e di pressione nei confronti delle istituzioni europee e da queste a quelle nazionali, con alti e bassi a seconda dei governi e delle compagini parlamentari. Senza risonanza mediatica.
Più difficile è stato il percorso nazionale. Era il 1995 quando fu costituito per la prima volta il Forum nazionale per lo sviluppo umano e la lotta all’esclusione sociale; era il 1996 quando fu costituito il Forum nazionale per il terzo settore, quando fu di fatto assorbita l’esperienza del ‘95 (qualcuno ricorderà la manifestazione di Roma). Qualcuno ricorderà forse anche l’espulsione di Cilap dal Forum del terzo settore per il non pagamento della quota di adesione.
I processi di interrelazione sono sempre complicati e soprattutto prevedono il riconoscimento dell’altro, non il suo disconoscimento in base a mai precisati motivi. 
Va fatta una netta distinzione tra chi rappresenta cosa: da un lato l’attivista-dipendente dall’altro l’attivista-eletto. Due ruoli che non sono intercambiabili perché le responsabilità e i mandati sono diversi, ma si alimentano uno con l’altro. Gli eletti mantengono la memoria storica, i dipendenti cambiano o cambiano funzione all’interno dell’organizzazione in base alle esigenze di quest’ultima.
Come si evince non siamo all’Anno zero per quanto riguarda la povertà e l’esclusione sociale. Siamo però alle solite: anche l’Alleanza contro la Povertà come altri è, dal proprio osservatorio, il punto di partenza dei temi che sono trattati, disconoscendo e non includendo di fatto i percorsi fatti anche e soprattutto da CILAP. 
A causa, molto probabilmente, di una questione di peso, ufficialmente sempre rivendicata dalle grandi organizzazioni e per un’azione centripeta di legittimità politica data dall’appartenenza. C’è da domandarsi se per azione dei dipendenti o di scelte strategiche decise dalla compagine sociale.
Per tali ragioni abbiamo investito poco nello sviluppo dell’Alleanza, perché sin dall’inizio non è stato riconosciuto un percorso che dura da oltre 20 anni.
Con molti aderenti ci incontreremo anche in altri Tavoli, soprattutto quelli governativi, dove condurremo ognuno per proprio conto le battaglie che ritiene più opportune.