EPSCO “Consiglio europeo dei Ministri delle Politiche sociali, del lavoro e della salute”

Nicoletta Teodosi (presidente Cilap-EAPN): “A causa della crisi economica sono aumentate di 4 milioni le persone in povertà in Europa.
Nulla di nuovo, sono anni che ascoltiamo le stesse cose, continuiamo ad avere voce e dare voce a chi non ce l’ha, ma per quanto tempo ancora? Ogni Stato va per conto proprio”.

Roma, 21 giugno 2016 – In occasione dell’EPSCO “Consiglio europeo dei Ministri delle Politiche sociali, del lavoro e della salute” del 17 giugno Nicoletta Teodosi, presidente del CILAP – Collegamento Italiano di Lotta alla Povertà – sezione italiana della rete europea EAPN European Anti Poverty Network, ha commentato: “Il consiglio europeo dei ministri del lavoro, delle politiche sociali e della sanità, nella riunione del 17 giugno scorso, ha riconosciuto che, a causa della crisi economica, sono aumentate di 4 milioni le persone in povertà in Europa. L’obiettivo stabilito nel 2010, per far uscire da una condizione di povertà ed esclusione sociale, era di 20 milioni. L’obiettivo che l’Italia si era data nel 2011 per rispondere alla Strategia Europa 2020 era di far uscire da una condizione di povertà 2 milioni e 200 mila persone entro il 2020. È evidente che tale obiettivo non sarà mai raggiunto. Sono gli stessi Ministri che dicono a se stessi che gli Stati membri, di cui sono rappresentanti, devono aumentare gli sforzi per ridurre la povertà. Ogni Stato membro però continua ad andare per proprio conto. O si crea una maggioranza forte e qualificata per ridurre le divergenze che ci sono tra gli Stati, o tutte le soluzioni, le strategie, gli approcci innovativi o basati sulle esperienze non andranno da nessuna parte. Ricordo che tra le soluzioni indicate dal Parlamento europeo, dalla Commissione e dal Consiglio medesimo per ridurre la povertà in Europa c’è un mix tra reddito adeguato, accesso ai servizi di qualità, un mercato del lavoro inclusivo e pari opportunità per tutti senza discriminazioni.

Il Consiglio, più che invitare la Commissione a supportare gli Stati membri che poco ascoltano, dovrebbe rivolgere verso se stesso gli stessi inviti. Questo sarebbe un obiettivo ambizioso e innovativo. 

In conclusione, nulla di nuovo, sono anni che ascoltiamo le stesse cose, continuiamo ad avere voce e dare voce a chi non ce l’ha, ma per quanto tempo ancora?

Secondo l’ultimo studio dell’ILO (International Labour Organization), salario minimo e contrattazione collettiva, reddito minimo garantito, conciliazione dei tempi di lavoro e vita familiare, promozione dell’occupazione e protezione dalla disoccupazione, capitale umano e sviluppo delle competenze sono le aree che possono assicurare un alto livello di convergenza tra gli Stati membri, anche se non sono ‘né esaustive, né esclusive’, ma un buon punto di arrivo in una UE dove gli Stati vanno ognuno per proprio conto.

Tutto è già scritto ed è stato detto, manca la volontà di applicare le decisioni europee ed è trasversale alle compagini governative degli Stati membri. Delle due l’una: o c’è una patologia schizofrenica che coglie chi partecipa agli incontri a livello europeo, dove si dicono e decidono scelte precise per poi non applicarle quando si torna nei propri Stati. O a livello europeo si stabiliscono delle politiche impossibili da applicare data la differenza di ordinamenti dei 28 Stati membri”.

Fonte: “building a social pillar for European convergence” 2016.

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