MISURE CONTRO LA POVERTÀ: IL SIA, COSÌ NON VA

Nicoletta Teodosi (presidente Cilap-EAPN): “Il Sostegno all’Inclusione Attiva SIA: così non va. Troppi i vincoli richiesti. Le domande rifiutate vanno dal 40% all’80%. Problemi anche con l’INPS. Per il 2017 chiediamo la revisione delle condizionalità e l’ampliamento della platea ai nuclei con un solo figlio, in attesa che anche l’Italia si doti del reddito minimo adeguato per chi è solo, non ha figli, vive sotto la soglia di povertà o ne è a rischio”.  

Roma, 5 dicembre 2016 – A tre mesi dall’entrata in vigore del Sostegno all’Inclusione Attiva SIA (2 settembre 2016), misura introdotta dal governo per contrastare la povertà, Nicoletta Teodosi presidente del CILAP – Collegamento Italiano di Lotta alla Povertà – sezione italiana della rete europea EAPN European Anti Poverty Network ha dichiarato“La misura di contrasto alla povertà SIA avviata il 2 settembre scorso non sta dando i risultati attesi. Troppi i vincoli richiesti, basta un errore, anche di comprensione, nella compilazione della domanda che l’Inps la rigetta. Le domande rifiutate per non aver raggiunto i 45 punti per avere riconosciuto il beneficio, vanno dal 40% all’80%, anche con picchi superiori. C’è qualcosa che non va e non vorremmo che fosse attribuita la causa sempre ai potenziali beneficiari che compilano domande “mendaci. Sono stati esclusi i nuclei familiari più giovani, con un solo figlio, che invece il SIA – nelle sue intenzioni – avrebbe voluto sostenere. Il nostro osservatorio è dato dai feedback con i comuni e le associate Cilap”.

E Teodosi continua: “L’identikit tipo del nucleo familiare che fa richiesta del SIA è il seguente: età media dei genitori 30/35 anni, disoccupati o con bassa intensità lavorativa, uno o due figli in media, Isee sotto i 3 mila euro. Restano fuori cinquantenni, sessantenni, fortemente deprivati sotto molti punti di vista che necessiterebbero di SIA, ma ai quali rimane solo di rivolgersi ai Comuni che come tutti sanno versano già in condizioni economiche svantaggiate anch’essi. E non è una battuta. Naturalmente una valutazione sull’efficacia di questa misura non potrà essere data prima di sette/otto mesi, quando saranno attivi anche i piani di intervento (il secondo asse del SIA) concordati oltre che con i beneficiari anche con tutti gli attori territoriali (ASL, Centri per l’impiego, le scuole, le organizzazioni del terzo settore, i sindacati, i datori di lavoro). Dovrà essere costruita una governance territoriale di non facile applicazione, non perché impossibile, ma per la mancanza di una cultura dedita a costruire politiche integrate, diventate fondamentali e strategiche per chi deve programmare interventi territoriali, la regia delle quali spetta ai Comuni soprattutto i capofila degli ambiti. Questo lavoro sarà niente in confronto al contatto diretto che i servizi sociali si trovano ad avere con le persone che necessitano di un sostegno economico e di progetti di inserimento sociale o lavorativo. Non sono ammessi errori nelle informazioni che gli assistenti sociali devono dare, anche in assenza di una formazione specifica, che il Cilap aveva già segnalato fosse necessaria in sede degli incontri del Comitato di Sorveglianza per il PON Inclusione.

I problemi ci sono anche con l’INPS: per poter inserire le richieste, l’operatore (Assistente sociale) deve richiedere l’estensione del PIN personale per accedere alla Piattaforma Inps, anziché un PIN da attribuire al Comune, come da più parti richiesto; difficile comunicare con l’INPS e spesso la piattaforma è bloccata, senza che si sappiano le motivazioni.

Capiamo gli sforzi fatti dal Ministro Poletti e dal Ministero, ma i risultati non gli stanno dando ragione. Per il 2017 chiediamo la revisione delle condizionalità e l’ampliamento della platea ai nuclei con un solo figlio in attesa che anche l’Italia si doti del reddito minimo adeguato per chi è solo, non ha figli, vive sotto la soglia di povertà o ne è a rischio”. 

Teodosi conclude segnalando apprezzamento per le Regioni come la Puglia e il Friuli Venezia Giulia che integrano le risorse con il 20% del Fondo sociale europeo destinato alla lotta alla povertà e all’inclusione sociale e intervengono con misure integrative come il RED in Puglia 

Ufficio Stampa Cilap, Nicola Perrone, nicolaperrone58@gmail.com, M 329.0810937 – www.cilap.eu