L’ultima occasione per un’Europa sociale?

Il documento di posizione di EAPN sul Pilastro europeo dei diritti sociali

INTRODUZIONE  

L’8 marzo 2016, la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica, durata fino alla fine del 2016, sulla sua proposta per un Pilastro europeo dei diritti sociali (EPSR). Con questo documento EAPN, rispondendo alla consultazione, dà voce alle sue principali preoccupazioni e a quali dovrebbero essere le azioni prioritarie. 

EAPN accoglie favorevolmente il Pilastro europeo dei diritti sociali come principale iniziativa sociale basata sui diritti fatta finora dalla Commissione del Presidente Juncker.  Tuttavia, c’è il rischio che l’iniziativa non sia sufficiente a garantire una vera e propria Agenda sociale dell’Unione europea, in grado di avere un impatto decisivo sulla povertà o invertire la forte minaccia di disintegrazione che oggi l’UE deve affrontare. 

In termini di contenuto, sebbene accogliamo favorevolmente le 3 aree (pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque e protezione sociale adeguata e sostenibile) e l’elenco dei 20 settori di intervento, siamo preoccupati circa la predominanza di proposte tutte all’interno di un quadro economico e occupazionale, che mancano di un focus su povertà e disuguaglianza; la mancanza di un collegamento chiaro tra i quadri normativi già esistenti nell’UE (Raccomandazione sull’inclusione attiva, Europa 2020, Semestre europeo, Pacchetto Investimenti Sociali) e di chiarezza sull’implementazione concreta.  Ma soprattutto, siamo preoccupati per la poca ambizione. A meno che il pilastro non diventi parte di un cambiamento di paradigma che possa trasformare l’attuale approccio

macroeconomico, mettendo esplicitamente le persone prima dei mercati, esso non potrà avere che un impatto molto relativo.  Questa modifica deve comportare il passaggio a una strategia di sviluppo sociale sostenibile fondata sui diritti sociali, che blocchi l’austerità e sostenga gli investimenti sociali pubblici; che si proponga di chiudere il divario tra reddito e ricchezza tra e all’interno dei Paesi, promuovendo politiche distributive eque, basate sull’accesso a posti di lavoro di qualità, servizi e protezione sociale, finanziati da tassazione progressiva e dai fondi comunitari redistributivi.  Senza un tale impegno, il Pilastro sociale non sarà in grado di contribuire a garantire i diritti sociali, né di persuadere le persone che l’UE è in grado di difendere i diritti sociali in vista della globalizzazione

Questo documento delinea l’attuale posizione di EAPN a seguito della discussione intercorse sul Pilastro sociale durante la 14° Riunione europea delle persone in povertà (PEP) di novembre 2015 e della Conferenza sulla linea politica di EAPN nel giugno 2016, sulla base degli input dei membri di EAPN facenti parte delle 31 Reti nazionali e delle 18 organizzazioni europee. 

Il Pilastro Sociale può essere parte di un nuovo progetto di speranza per l’UE? 

L’UE si è formata dalle ceneri del Seconda Guerra Mondiale – con l’obiettivo di promuovere pace, democrazia e prosperità condivisa.   Anche se i risultati iniziali sono stati importanti, oggi l’UE si trova davanti alla sfida di saperli conservare.  Il Pilastro sociale deve riaffermare la necessità di mettere i diritti sociali, insieme con i valori sociali e democratici, al centro dell’Unione europea – un riconoscimento centrale che solo riducendo la disuguaglianza, condividendo le responsabilità e ridistribuendo reddito, ricchezza e fondi nell’UE, può diventare un sogno realizzabile. 

L’UE è in crisi – 1 persona su 4 è a rischio di povertà o esclusione sociale (122.3 milioni), una tragedia che non è però condivisa in ugual modo su tutto il territorio dell’Unione. 

Il divario continua a crescere tra gli Stati membri (con la Romania e la Bulgaria ad oltre il 40% di rischio di povertà e di esclusione sociale, e la Grecia al 36%, in confronto ad altri Paesi come la Finlandia, la Svezia, la Repubblica Ceca, con meno del 20%). Questa situazione è aggravata dalla crescente disuguaglianza, all’interno e tra gli Stati membri (in 12 di essi le disparità di reddito sono aumentate tra il 2008 e il 2012). Nell’affrontare la crescente crisi dei rifugiati, gli Stati membri hanno rifiutato di condividere l’onere in modo equo e hanno ripiegato su soluzioni individuali e risposte xenofobe, alimentate dai crescenti movimenti populisti e di estrema destra, che sfruttano l’aumento di insicurezza.

Il risultato del referendum sulla BREXIT è inquietante, ma non dovrebbe sorprenderci. È il riflesso di un malessere generale.  Come la maggior parte del resto d’Europa, il Regno Unito ha sperimentato otto anni di austerità che hanno visto i servizi pubblici esaurirsi, i salari ristagnare e la disoccupazione aumentare. Nel caso del Regno Unito, l’approccio alla crisi è stato “fatto in casa” in quanto non fa parte dell’area Euro, alimentando così il malcontento per politiche correnti che in molti già nutrivano.  Nel caso del 2° referendum, questo malcontento è stato diretto all’Unione Europea. Piuttosto che guardare alla crisi finanziaria e alle politiche economiche di austerità che le hanno fatto seguito, è stato alimentato il sentimento anti-immigrato è stato sfruttato e usato come fonte di rancore. 

L’UE è stata vista troppo spesso come una “Élite burocratica”, che difende gli interessi della grande impresa e non quelli della gente comune. Viene vista anche come portatrice di austerità, poiché utilizza gli strumenti del Semestre Europeo e delle Raccomandazioni specifiche per paese (CSR), causando un’ulteriore frattura alla propria unità, in particolare nei paesi dell’euro e quelli del Programma (già Troika). Se l’Unione europea insisterà con sanzioni contro i disavanzi eccessivi come in Portogallo e Spagna e continuerà il suo atteggiamento duro con la Grecia: quale sarà il prezzo che pagherà l’Europa sociale? 

L’UE deve dimostrare che “un’altra Unione Europea è possibile”. Il nuovo Pilastro Sociale può svolgere un ruolo chiave delineando una nuova visione che metta al centro i diritti e i valori sociali, ma che avrà successo solo se realizzata attraverso una strategia economica e sociale bilanciata, che miri a ridurre la disuguaglianza e a condividere la prosperità.  

Tutto ciò deve essere sostenuto da una strategia concreta atta a combattere la povertà e da iniziative che investano sulle persone – su posti di lavoro di qualità, servizi e protezione sociale, finanziati attraverso una tassazione redistributiva. 

PREMESSA 

L’8 marzo, la Commissione europea ha reso nota una prima bozza del Pilastro europeo dei diritti sociali. L’obiettivo è quello di integrare gli “acquis sociali” o norme comunitarie, definendo i principi fondamentali che possano guidare le politiche dell’UE al fine di garantire “sistemi di mercato e di welfare ben funzionanti e un mercato del lavoro equo”. L’iniziativa, fu inizialmente annunciata nel settembre 2015 dal Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, nell’ambito di un maggior focus su una più stretta integrazione nell’Eurozona, presentata nella Relazione dei 5 Presidenti, pubblicata nel giugno 2015 – Completare l’Unione economica e monetaria dell’Europa.  Il Pilastro mira a integrare meglio gli obiettivi sociali nella Unione Economica e Monetaria (UEM), garantendo così una “Tripla A sociale” per l’Europa. L’iniziativa è specificamente destinata all’Eurozona, ma può essere adottata anche dagli altri stati membri. 

Le tre aree coperte dal Pilastro sociale sono: 

  1. Pari opportunità e accesso al mercato del lavoro 
  2. Condizioni di lavoro eque 
  3. Protezione sociale equa e sostenibile e accesso a servizi essenziali di alta qualità. 

Sotto queste intestazioni, vengono individuati 20 diversi settori di intervento, riassunti in principi fondamentali sostenuti dalla base legislativa dell’UE. 

Le risposte alla consultazione costituiranno la base di un Libro bianco che la Commissione europea pubblicherà nella primavera del 2017. Vedi la risposta completa di EAPN al questionario/ consultazione qui (http://www.eapn.eu/wp-content/uploads/2016/09/EAPN-Response-EPSR-Questionnaire-submitted-EAPN-596.pdf)

VALUTAZIONE GENERALE 

EAPN accoglie favorevolmente l’approccio globale al Pilastro europeo dei diritti sociali e le buone intenzioni dimostrate, tra cui molti degli elementi chiave enunciati nella Comunicazione. Tuttavia, sottolinea che, mentre l’estensione o il miglioramento dei diritti sono questioni cruciali, una società veramente inclusiva dovrebbe assicurarsi che le persone siano dotate anche dei mezzi per esercitare tali diritti. EAPN chiede, oltre a una maggiore chiarezza su come i principi del Pilastro verranno attuati, anche maggiori ambizioni e un programma di trasformazione, che modelli sia l’agenda economica che quella sociale sulla base dei diritti sociali.

Punti di forza 

EAPN accoglie:

  • La missione globale di costruire un pilastro sociale che possa servire “come bussola per una nuova convergenza sociale” nell’Eurozona
  • L’attenzione ai diritti sociali e l’obiettivo di stabilire una parità di condizioni, “limitando il rischio di dumping sociale o una corsa al ribasso
  • Il riconoscimento che una parte significativa della popolazione si trova a rischio di povertà e di crescenti diseguaglianze, peggiorate dalla crisi economica
  • Il riconoscimento che le politiche economiche debbano realizzare obiettivi sociali, “lo sviluppo economico dovrebbe portare a maggiore progresso e coesione sociale…. La politica sociale dovrebbe essere concepita anche come un fattore produttivo “
  • Il messaggio che i mercati del lavoro dovrebbero essere inclusivi, evidenziando la trappola della scarsa qualità e del basso reddito del lavoro 
  • L’inclusione delle politiche sugli alloggi e per i senzatetto tra le 20 priorità coperte dall’EPSR “La scarsità di alloggi adeguati e l’insicurezza abitativa continuano a rappresentare una grande fonte di preoccupazione nell’UE, che conduce ad assumere rischi finanziari sempre maggiori, a sgomberi, al ritardato pagamento di affitti e rate di mutuo e in alcuni casi estremi all’esclusione abitativa
  • Un sostegno per garantire pari opportunità e l’accesso equo al mercato del lavoro, includendo l’importanza delle transizioni 
  • Il riconoscimento del bisogno di una protezione sociale adeguata e sostenibile, di un reddito minimo adeguato che garantisca una vita dignitosa e l’accesso a servizi essenziali di alta qualità
  • La richiesta di un maggiore dialogo sociale a tutti i livelli. 

Mancanze/Lacune 

Tuttavia, le nostre preoccupazioni principali sono: 

  • La mancanza di ambizione. L’EPSR beneficia di un sostegno ad alto livello, ma il risultato principale sembra essere una serie di principi che gli stati membri partecipanti applicheranno alle loro politiche nazionali con un impatto poco chiaro 
  • La menzione molto limitata alla povertà e all’esclusione sociale come sfida o priorità chiave, senza menzionare l’obiettivo sulla povertà di Europa 2020 o come verrà garantito un impatto significativo su questo tema 
  • La priorità data ad obiettivi macroeconomici, con la tendenza a strumentalizzare le politiche sociali come mezzo di crescita piuttosto che come una priorità propria del diritto a cui le politiche economiche dovrebbero contribuire 
  • La limitazione esclusiva all’Eurozona, con le preoccupanti implicazioni di un divario crescente e la promozione di un’Europa a due velocità in materia di diritti sociali 
  • La mancanza di chiarezza sulla sua realizzazione, su come questi diritti saranno concretizzati e chi li farà rispettare. Dato che la politica sociale è una competenza degli stati membri, come affrontare la questione della sussidiarietà? Come promuovere la convergenza verso l’alto e attraverso quali processi? 
  • Il fallimento della distinzione tra mezzi politici e fini sociali, e la necessità di un approccio più chiaro relativo ai diritti, basato sui trattati internazionali e di un corpo emergente di giurisprudenza europeo e internazionale – ad esempio in relazione al diritto all’abitazione 
  • L’incoerenza e la connessione poco chiara con i quadri normativi esistenti – in particolare Europa 2020, il Semestre Europeo, il Pacchetto Investimenti Sociali e la Raccomandazione sull’inclusione attiva 
  • La mancanza di coerenza politica, in particolare del riconoscimento dell’impatto dell’austerità, spesso guidato da CSR collegate alla stabilità e alla crescita 
  • La priorità data all’occupazione invece che alla protezione sociale – con 2 aree dedicate all’occupazione e solo una alla protezione sociale e ai servizi, piuttosto che ai tre Pilastri per l’inclusione attiva: un adeguato sostegno al reddito, posti di lavoro e servizi di qualità. 
  • La preoccupazione che “modernizzare e rendere i diritti sociali adatti all’obiettivo” abbia spinto a un ritorno alla “flessicurezza”, dando priorità a posti di lavoro flessibili senza un’adeguata sicurezza, minando i diritti di protezione sociale e del lavoro 
  • Il basso profilo dato agli investimenti e alla protezione sociali, fondamentali per garantire il finanziamento di maggiori diritti sociali e criterio chiave per monitorare i bilanci inclusivi 
  • Il mancato riferimento ai diritti sociali per i migranti/rifugiati con soluzioni politiche sull’integrazione e sul loro sostegno, e con azioni che ne affrontino le cause 
  • La mancanza di attenzione alle disuguaglianze – la sfida più importante dell’UE e dell’economia sul reddito e sulla ricchezza, ma anche all’accesso a beni e servizi per combattere le discriminazioni 
  • L’assenza di un sostegno esplicito al dialogo civile: il coinvolgimento delle organizzazioni del terzo settore e, soprattutto, delle persone con esperienza diretta di povertà e di esclusione sociale come attori chiave e partner in ogni fase del processo politico devono essere espliciti così come lo deve essere l’impegno al dialogo sociale.

4 Passi chiave 

Per il riepilogo dettagliato delle raccomandazioni sui 20 ambiti di intervento si veda la risposta completa di EAPN alla Consultazione. In questo documento EAPN ci limitiamo a fornire quelli che secondo la rete sono i principali 4 passi concreti da fare affinché il Pilastro diventi una realtà. 

  1. Un nuovo paradigma: una strategia europea di trasformazione che investa nei diritti sociali e riduca la povertà e la disuguaglianza.

L’Unione Europea ha bisogno di una nuova visione e di un nuovo piano che possano ridare entusiasmo e fiducia nel progetto europeo e che portino espliciti vantaggi alle persone e al pianeta, non solo ai mercati. Un passo in questa direzione dimostrerebbe che l ‘UE è impegnata a sviluppare un’economia che garantisca una prosperità condivisa e uno sviluppo sostenibile, supportata da diritti e standard sociali e ambientali. Per questo, una prima priorità dovrebbe essere quella di affrontare con urgenza il divario di disuguaglianza e povertà attraverso e all’interno dell’UE. Per far questo, l’UE deve allontanarsi dall’attuale agenda economica neo liberale, riconosciuta come non valida da una vasta gamma di economisti e organizzazioni. Un UE costruita sugli obiettivi di Europa 2020, e sull’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Soprattutto deve fornire la speranza e l’ispirazione per un’Unione europea condivisa e inclusiva. 

  • L’UE deve fermare l’austerità e iniziare a investire nella distribuzione e redistribuzione equa, e nella costruzione dell’Unione europea come unione di stati con welfare forti. Gli investimenti sociali e pubblici, in particolare in protezione sociale, devono essere considerati come un beneficio, non come un costo, e dovrebbero essere esclusi dai calcoli sul disavanzo. 
  • L’UE deve sviluppare una strategia europea integrata contro la povertà, di alto profilo e basata 

sui diritti, se vuole sradicare la povertà: garantire un reddito dignitoso attraverso salari dignitosi e mercati del lavoro inclusivi, schemi di reddito minimo adeguato, protezione sociale e l’accesso a servizi universali di qualità.

  • Gli obiettivi di riduzione della povertà e della disuguaglianza devono essere resi più visibili ed efficaci, attingendo a indicatori condivisi (in particolare in riferimento al rischio di povertà e alla grave privazione materiale). Gli obiettivi devono essere monitorati democraticamente dai parlamenti nazionali ed europei e dalle parti interessate della società civile. L’impostazione di sotto-obiettivi specifici per i gruppi svantaggiati che affrontano rischi specifici, ad esempio bambini, minoranze etniche e / o migranti, senzatetto, risulta cruciale.
  • La giustizia fiscale è fondamentale per finanziare la protezione sociale e ridurre la disuguaglianza: invertendo la tendenza della riduzione delle tasse e promuovendo una politica fiscale progressiva ed equa (ad esempio: imposta progressiva sul reddito, tasse sul patrimonio, sul capitale, 

sulla ricchezza e sulle società, spostamento delle tasse sui salari minimi alla tassazione sul 

rischio ambientale e sociale, promuovendo un approccio coordinato per far fronte all’evasione fiscale e accrescendo la riscossione fiscale). Una tassazione efficace sulle transazioni finanziarie dovrebbe essere sostenuta ed estesa.

  • La valutazione dell’impatto sociale dell’UE dovrebbe essere resa più indipendente e operativa, in modo da prevenire sistematicamente le politiche macroeconomiche negative che minano gli obiettivi sociali europei. Ciò può essere conseguito aumentando l’indipendenza degli attori e dei decisori, garantendo una maggiore visibilità e trasparenza del processo di valutazione, con decisioni chiave e compromessi fatti nell’arena politica, che coinvolgono il Parlamento europeo e le parti interessate della società civile, comprese le ONG.
  • L’inclusione di maggiori indicatori sociali, con l’aiuto della valutazione derivante dalla procedura relativa agli squilibri macroeconomici (MIP). Tuttavia, gli obiettivi generali dovrebbero essere riequilibrati mettendo sullo stesso piano gli squilibri macroeconomici e quelli sociali. 
  • Investire in misure concrete per garantire standard sociali, a partire da una direttiva sul reddito minimo e dalla regola d’oro sulla spesa per la protezione sociale.

Il benchmarking è importante, ma non sufficiente. L’UE ha bisogno di grandi e concrete iniziative per rispondere alla crisi che ha davanti, iniziative che devono dare una risposta diretta alla sfida delle crescenti disuguaglianze e della povertà, chestanno alimentando la polarizzazione sociale, minando la crescita inclusiva e lo sviluppo sostenibile. EAPN ha costantemente sostenuto la necessità di dotarsi di un’efficace strategia europea integrata anti-povertà che dovrebbe essere sostenuta dal Pilastro europeo dei diritti sociali. Tuttavia, per renderla realtà, sarà necessario che, oltre a sostenere misure concrete per garantire un reddito adeguato e l’accesso ai servizi pubblici e alla protezione sociale per tutta la vita e per tutte le persone in tutta l’UE, non vengano meno gli standard sociali. Proponiamo, prima di tutto, che le seguenti aree possano beneficiare di un quadro normativo comunitario, idealmente attraverso leggi vincolanti:

  • Una direttiva quadro sul reddito minimo 

Il parere legale e il documento di lavoro di EAPN sottolineano che una tale direttiva è fattibile, ai sensi degli obblighi attuali del trattato, sulla base della raccomandazione 92/441 / CEE del Consiglio, del 1992, sui criteri comuni in materia di risorse sufficienti e assistenza sociale nei sistemi di protezione sociale. 

L’Articolo I, 9 (TFUE- Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea) e l’Articolo TFUE 5, (1) forniscono le basi 

per combattere l’esclusione sociale e per «garantire un’adeguata protezione sociale». Tuttavia, la base giuridica dovrebbe essere collegata all’Articolo 143, paragrafo 1h del TFUE, e collegarsi al sostegno delle persone escluse dal mercato del lavoro, sottolineando la funzione del reddito minimo come primo fondamento per un’inclusione attiva efficace. La direttiva dovrebbe fornire una cornice che obblighi tutti gli Stati membri a introdurre per legge una misura universale di reddito minimo adeguato secondo i criteri concordati e l’attuazione della raccomandazione del 1992.

Ciò dovrebbe essere accompagnato da un processo interno all’UE che miri a un accordo su una metodologia comune, capace di definire i principi per la progettazione di regimi di reddito minimo adeguato, incluse norme che ne affrontino l’adeguatezza, l’esigibilità e la copertura. Per quanto riguarda l’ammontare, ci si dovrebbe ovviamente basare sulla soglia di povertà e sui bilanci nazionali di riferimento dei beni e dei servizi necessari per una vita dignitosa. EAPN è convinta che il fondamento giuridico non sarebbe un ostacolo se esistesse la volontà politica, da parte dell’UE e degli stati membri, di garantire a tutti i propri residenti un reddito dignitoso.

  • Una regola d’oro sulla spesa per la protezione sociale 

La spesa per la protezione sociale ha un ruolo cruciale nella riduzione della povertà e delle diseguaglianze, agisce come stabilizzatore automatico e come base per una crescita sostenibile e inclusiva. Tuttavia, tra i paesi dell’UE, esiste un’ampia variazione di spesa e di efficacia. Nel 2014 la spesa media europea si attestava al 19,5% del PIL, variando da paese a paese da un massimo di 25% a un minimo di 11% (25,4% in Finlandia, 24,8% in Francia e 24,5% in Danimarca rispetto all’11,4% in Romania, 11,5% in Lettonia e Lituania e 11,8% in Estonia). Non è una coincidenza che i paesi con i più bassi livelli di spesa per la protezione sociale siano anche tra quelli che hanno i più alti tassi di povertà. Se l’Unione europea vuole bloccare il divario e gli squilibri tra i paesi più poveri e quelli più ricchi, è fondamentale assicurare una spesa adeguata per la protezione sociale. EAPN propone una regola d’oro sulla spesa per la protezione sociale, vale a dire stabilire una soglia o un riferimento al di sotto dei quali la spesa per la protezione sociale non deve scendere. La soglia dovrà tener conto della demografia e dell’equilibrio tra i diversi Pilastri della protezione sociale durante il ciclo di vita. solidarietà e flessibilità del debito e del deficit saranno necessarie per consentire agli Stati membri con le maggiori criticità di raggiungere tale soglia. La spesa crescente che questi stati membri dovranno affrontare dovrebbe essere scontata nei calcoli del disavanzo e del debito pubblico. 

  • Un quadro comunitario sui salari minimi 

Mentre gli attuali trattati europei escludono esplicitamente le direttive UE in questa area, la proposta, se supportata dai partner sociali, potrebbe diventare un punto focale nei negoziati sulla modifica del trattato. Nel frattempo, potrebbe essere implementata come struttura volontaria, sostenuta dalle contrattazioni collettive. La cornice comunitaria dovrebbe essere affiancata dal riferimento del 60% del salario medio e offrire una gerarchia positiva in relazione al reddito minimo adeguato, dovrebbe essere indicizzata ai costi reali delle merci e dei servizi e al tasso di inflazione.

  • Un sussidio UE per la disoccupazione

proposto inizialmente da una Comunicazione della CE sulla dimensione sociale dell’UE, costituirebbe uno stabilizzatore automatico che potrebbe ridurre gli squilibri nell’Eurozona, così come assicurare ai lavoratori un sostegno dignitoso al reddito nei periodi iniziali di disoccupazione. La durata del sussidio di disoccupazione dovrebbe essere di almeno 18 mesi e sovrapposto perfettamente al reddito minimo e ad altri benefici per garantire un adeguato sostegno al reddito, indipendentemente dall’età o situazione.

  • Utilizzare i fondi dell’UE per garantire i diritti sociali – un nuovo programma europeo per la povertà e la disuguaglianza, sostenuto da una strategia contro la povertà. 

I principi del Pilastro sociale, i parametri di riferimento e le raccomandazioni politiche avranno bisogno del sostegno dei fondi dell’UE per consentirne la realizzazione. Il punto di partenza dovrebbe essere l’uso dei Fondi Strutturali e di Investimento (ESIF). Al momento, i finanziamenti per affrontare le disuguaglianze e la povertà sono piuttosto frammentari tra il 20% del FSE per promuovere l’inclusione sociale e combattere la povertà e il programma FEAD che fornisce sostegno materiale ai più poveri. Non è ancora chiaro se il Fondo di Investimento avrà un impatto positivo sulla povertà e sui diritti sociali dato che è principalmente destinato a utilizzare gli investimenti pubblici per fare leva sulle iniziative del settore privato nei grandi progetti infrastrutturali. 

  • Nel breve termine, dare un maggior ruolo al Fondo Sociale Europeo e che almeno il 20% dello stesso venga impegnato per combattere la povertà e l’esclusione sociale nella revisione del quadro finanziario pluriennale
  • Esigere che i Fondi dimostrino chiaramente di essere al servizio di una strategia integrata anti-povertà basata sui diritti e costruita sull’attuale condizionalità ex-ante del regolamento del FSE. La strategia dovrebbe contenere i diritti sociali fondamentali, assicurando l’accesso a tutti i diritti, beni e servizi. Dovrebbe poi essere appoggiata da un piano integrato e personalizzato che garantisca un reddito adeguato, l’accesso a posti di lavoro e servizi di qualità, affrontando la disuguaglianza crescente.
  • Considerare lo sviluppo di un nuovo programma finanziario europeo per combattere la crescente povertà e le disuguaglianze, quale un veicolo importante per la realizzazione dei diritti sociali, ricorrendo, nel caso, ai diversi fondi sociali e di investimento. Questo programma dovrebbe sostenere progetti innovativi di base in grado di avere un impatto diretto sulla povertà attraverso un approccio di partenariato con le organizzazioni del terzo settore e consentire l’impegno diretto dei beneficiari. I fondi comunitari di ricerca, e quelli per l’istruzione e la formazione potrebbero essere collegati per fornire un sostegno finanziario complementare, unitamente al Fondo di Investimento. 
  • I fondi vanno monitorati per assicurare il rispetto dei diritti sociali e la lotta contro la povertà, e per sostenere la partecipazione – garantendo il coinvolgimento del terzo settore nei comitati di vigilanza, nell’ideazione del programma così come nella realizzazione dei progetti.
  • Democrazia e partecipazione 

La sfida principale che l’UE affronta è la perdita di fiducia nei sistemi democratici. Molti cittadini dell’Unione non credono più al processo democratici, ai partiti politici ai loro leader. All’UE sono state attribuite varie colpe. La perdita di un dialogo civile che abbia un senso sta mettendo in pericolo anche l’efficacia delle politiche. Separati dalle persone, i responsabili delle politiche sviluppano da soli approcci teorici, con ben poca considerazione del loro impatto reale sulla vita delle persone. Una cosa simile non è più accettabile.

Il Pilastro Sociale deve innanzitutto sottolineare il “diritto sociale” fondamentale ad avere una vita dignitosa, e il diritto di partecipare al processo decisionale. Per quanto riguarda l’UE, il Pilastro sociale deve insistere su controlli e bilanci reali che obblighino a rispondere ai cittadini. Democratizzare il Semestre europeo potrebbe rappresentare uno strumento fondamentale per sostenere la realizzazione dell’EPSR, soprattutto se supportato da Europa 2020 e collegato all’Agenda SDG 2030. La priorità è quella di coinvolgere nel processo decisionale in modo sistematico e di qualità le organizzazioni della società civile garantire la partecipazione diretta delle persone in condizione di povertà ed esclusione sociale. Altro punto fondamentale è una maggiore trasparenza e visibilità. Tuttavia, niente di tutto ciò può accadere senza una volontà politica. Le istituzioni europee e gli stati membri devono dimostrare che vogliono seriamente ascoltare, realizzare e co-sviluppare approcci efficaci insieme alla società civile, al fine di garantire i diritti sociali, gli standard sociali e la vera democrazia. 

  • Dimostrare la volontà politica del co-sviluppo. La partecipazione non può essere solo un esercizio puramente formale o un teatrino – le organizzazioni della società civile e i cittadini che rappresentano non sono più disposti a giocare. È inoltre fondamentale fare un passo avanti per garantire che i gruppi minoritari e marginalizzati abbiano una voce indipendente. 
  • Investire nei fondi per sostenere l’impegno della società civile: sovvenzionare la partecipazione a livello locale, così come a livello regionale e nazionale è fondamentale se le organizzazioni della società civile che lavorano direttamente con i più esclusi devono essere coinvolte. L’UE è la chiave per sostenere questo sviluppo.
  • Insistere sulle linee guida per un coinvolgimento qualitativo nella progettazione, nella realizzazione e valutazione delle politiche a livello nazionale e comunitario. Imparare dalle metodologie partecipative delle organizzazioni della società civile. 
  • Sviluppare nuovi indicatori per garantire la qualità del coinvolgimento, monitorato a livello nazionale e comunitario, ad esempio incorporati nel Semestre europeo (programmi nazionali di riforma – NRP, rapporti nazionali e CSR). 
  • Considerare sanzioni o raccomandazioni negative un fallimento, al fine di promuovere questo approccio di partenariato con restrizioni sull’accesso ai fondi UE. 

Traduzione a cura di: Sara Pazzetta CILAP EAPN Italia

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Letizia Cesarini Sforza

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