CILAP: il Reddito di Cittadinanza non è il reddito minimo e non è di contrasto alla povertà

CILAP E REDDITO DI CITTADINANZA

IL REDDITO DI CITTADINANZA NON È IL REDDITO MINIMO E NON È UNA MISURA COMPLETA DI CONTRASTO ALLA POVERTÀ.

Nicoletta Teodosi: Il CILAP EAPN Italia non considera il Reddito di Cittadinanza una misura completa di contrasto alla povertà, perché non tiene conto delle persone in povertà o in condizione di esclusione sociale che non sono mai entrate nel mondo del lavoro o che ne sono uscite per diversi motivi (psico – socio – ambientali) e non possono rientrarviIl RdC esclude anche coloro che lavorano con un basso reddito, i working poor (lavoratori poveri). Il CILAP ha come riferimento il Reddito minimo adeguato, così come dalla Risoluzione del Parlamento europeo del 2010”.

Roma, 13 febbraio 2019 – In riferimento al decreto sul Reddito di Cittadinanza (RdC) – approvato in Consiglio dei ministri il 17 gennaio 2019, che si trova ora in Commissione Lavoro a Palazzo Madama per essere esaminato, mentre il suo approdo in Aula è previsto per martedì 19 febbraio – Nicoletta Teodosi, presidente del Collegamento Italiano Lotta alla Povertà CILAP EAPN Italia – sezione italiana della rete europea European Anti Poverty Network (EAPN) -, rete tra organismi non profit, che si occupa di povertà e di esclusione sociale a livello nazionale ed europeo da più di 25 anni, ha dichiarato: “Il CILAP EAPN Italia non considera il Reddito di Cittadinanza una misura completa di contrasto alla povertà, perché non tiene conto delle persone in povertà o in condizione di esclusione sociale che non sono mai entrate nel mondo del lavoro o che ne sono uscite per diversi motivi (psico – socio – ambientali) e non possono rientrarvi. Il RdC esclude anche coloro che lavorano con un basso reddito, i working poor (lavoratori poveri), che secondo i dati dell’Eurostat sono l’11,7% della forza lavoro, ben sopra la media Ue del 9,6%. Il CILAP ha come riferimento il Reddito minimo adeguato che è diretto a coloro che in un momento preciso della loro vita non sono in grado di lavorare e che necessitano di percorsi di inclusione attiva, così come dalla Risoluzione del Parlamento europeo del 2010 sul ruolo del reddito minimo. Il RdC non è il reddito minimo adeguato!”.

E Teodosi, nella memoria inviata alla Commissione Lavoro del Senato scrive: “Molti degli attuali beneficiari del Reddito di Inclusione non possono essere destinatari del RdC, perché la stragrande maggioranza non è attivabile, non è in grado cioè di andare a lavorare. Ad ora poco più di un terzo dei percettori ReI è attivabile lavorativamente, e di questi ancora non si conosce quanti sono stati attivati ad un lavoro stabile (hanno terminato il percorso di inclusione attiva). Gli obiettivi del RdC sono condivisibili, anche se due su tre riguardano solo il lavoro, che come si sa non è la sola soluzione all’uscita dalla povertà”.

E Teodosi continua: “Esperienza insegna che non tutte le persone che faranno richiesta di RdC saranno in grado di lavorare, per i seguenti motivi: condizioni psico-fisiche personali, condizioni del nucleo familiare – minori, persone non autosufficienti da accudire, mancanza di competenze. I Centri per l’Impiego (CpI) per come sono strutturati oggi non sono in grado di provvedere ad un’analisi psico-sociale sull’attivabilità del percettore, perché nell’organico non sono previste figure professionali in grado di una analisi di questo tipo. I CpI sono regionalizzati, mentre il RdC è una misura nazionale che non tiene conto al momento delle diverse leggi regionali in materia di lavoro, né di come sono diversificati in tutto il territorio. La carenza di organico non è stata colmata pur essendo prevista dalla legge di bilancio 2018 (esercizio 2019) l’assunzione di 4 mila nuovi addetti, per la cui assunzione sono necessarie lunghe procedure amministrative che non saranno terminate entro il mese di aprile 2019, quando il RdC sarà avviato. Altrettanto non è chiara la modalità di assunzione dei cosiddetti navigator. Nei CpI operano molti lavoratori precari e non sappiamo se le previsioni di assunzione e stabilizzazione riguardino anche questi lavoratori. Ci sembra strano che lavoratori precari debbano garantire il lavoro ai percettori, quando lo Stato non è stato in grado ancora di stabilizzarli. Inoltre lo sgravio contributivo oggi, sarà pagato dal lavoratore domani, quando andrà in pensione. Il sistema pensionistico infatti si basa sui contributi versati nell’arco della vita lavorativa. Se questi sono inferiori si dovrà pagare la differenza (a carico del lavoratore e se ciò sarà possibile) oppure percepirà una pensione inferiore rispetto ai contributi versati.

E Teodosi conclude: “Oggi sarebbe stato meglio ampliare la platea dei ReI, lasciare la struttura organizzativa con la cabina di regia in capo ai comuni che coordinano il sistema integrato. Speriamo che le nostre proposte vengano accolte negli emendamenti”.

Ufficio Stampa Cilap, Nicola Perrone, ufficiostampa.cilap@gmail.com – 329.0810937