“Noi e il futuro dell’Europa”

Movimento Europeo – Italia
Newsletter n.4 – Febbraio 2020

“Europa digitale”

PER LA SOVRANITA’ DIGITALE EUROPEA
Nel marzo 2010 la Commissione europea, presieduta da José Manuel Barroso, aveva posto al centro della “Strategia 2020” la realizzazione di un mercato unico digitale considerandolo uno strumento essenziale per un’economia innovativa, competitiva e intelligente. Cinque anni dopo, la Commissione europea, presieduta da Jean-Claude Juncker, aveva messo al centro del suo piano di investimenti la realizzazione di un’Agenda digitale nel quadro del terzo pilastro insieme all’energia, all’economia circolare, al mercato dei capitali, al semestre europeo e alle riforme strutturali nazionali.
Siamo entrati nel secondo decennio del nuovo secolo e il mercato europeo è ancora largamente frammentato, sottomesso all’egemonia di giganti economici e tecnologici esterni e estranei all’Unione europea che si sono assicurati prima il governo dell’oligopolio statunitense con i “Big Five” riuniti, ma talvolta concorrenti all’interno dell’acronimo GAFAM (Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft) e poi sono stati costretti a condividerlo con i “Big Four” cinesi riuniti ma non concorrenti fra di loro all’interno dell’acronimo BATX (Baidu, Alibaba, Tencent, Xiaomi). In posizione più defilata, con un ruolo di oligopolio limitato all’area di influenza russa ma considerati fra le dieci società e reti più potenti nel mondo, ci sono il motore di ricerca Yandex e la rete sociale Vkontakte.
La nuova Commissione europea, presieduta da Ursula von der Leyen, tenta ora di intraprendere di nuovo la via della realizzazione di un mercato unico digitale europeo, seppure aperto a società esterne ed estranee all’Unione europea (e come potrebbe essere altrimenti nella società aperta dell’informazione?, n.d.r.) sottolineando la necessità e l’urgenza di creare le basi per una effettiva sovranità numerica europea, condivisa fra tutti gli Stati membri. Lo ha fatto presentando il 19 febbraio al Parlamento europeo un Libro Bianco sulla nuova agenda digitale europea con l’obiettivo di creare finalmente un mercato unico europeo dei dati sulla sanità, i trasporti e i servizi pubblici per riconvertire l’economia in senso circolare, inquinare meno e dunque rappresentare un pilastro importante dello European (new) Green Deal, avendo presentato a gennaio la strategia per le tecnologie dell’internet veloce 5G di cui la cybersicurezza e la lotta alla cybercriminalità sono parti essenziali.
Abbiamo tempo fino al 19 maggio 2020 per reagire alle proposte della Commissione ed è certo che la discussione sui vari aspetti (economici, tecnologici, fiscali, ambientali, sociali e last but not least democratici) dell’agenda digitale farà parte del dibattito sul futuro dell’Europa in un mondo globalizzato, che si aprirà il prossimo 9 maggio nella Conferenza europea. Apriamo anche noi, attraverso i sondaggi della nostra newsletter Noi e il futuro dell’Europa, un dibattito sul Libro Bianco della Commissione europea.
Attiriamo la vostra attenzione su cinque questioni che sono state a nostro avviso sottovalutate nel Libro Bianco della Commissione:

Il piano di investimenti. L’ammontare delle risorse europee destinate al sostegno per le tecnologie dell’informazione (Digital Europe) nella proposta avanzata dalla Commissione Juncker il 2 maggio 2018 è largamente inadeguato se esso rimarrà all’interno del pacchetto di 9,2 miliardi di Euro in sette anni dedicati a cinque aree prioritarie (calcolo ad alte prestazioni, intelligenza artificiale, cybersecurity, competenze digitali, implementazione e impiego ottimale della capacità digitale). Secondo i calcoli effettuati dal Movimento europeo e confermati dalla Commissione europea una web tax al 3% da applicare a società internazionali con un fatturato globale superiore a 750 milioni porterebbe al bilancio europeo 5 miliardi all’anno con risorse quattro volte superiori a quelle indicate dalla Commissione Juncker.

La dimensione sociale. L’agenda digitale comporta effetti importanti sul mercato del lavoro che possono essere negativi se non saranno presi attentamente in considerazione nell’implementazione del pilastro sociale adottato a Göteborg nel 2017 e su cui la Commissione europea ha presentato recentemente una sua comunicazione. E’ essenziale investire nella formazione che precede l’ingresso nel mercato del lavoro e durante tutto il corso della vita (life long learning), nelle regole uniformi per i contratti aziendali, in forme più sviluppate di democrazia economica e nella lotta alle diseguaglianze.

I giovani e l’imprenditoria. Il piano europeo deve prevedere aiuti ai giovani che intendono intraprendere la via della imprenditorialità nella società dell’informazione sia con crediti di imposta, che attraverso gli strumenti tradizionali dei fondi per la coesione, che attraverso un fondo ad hoc per giovani imprenditori. In questo quadro possono rientrare gli interventi a favore delle PMI.

Le regole della concorrenza e i campioni dell’industria europea. Come è stato annunciato dal commissario Gentiloni, dovranno essere riviste le regole per gli aiuti di Stato, per facilitare la creazione di “campioni europei” con fusioni cross border capaci di contrastare i concorrenti statunitensi e cinesi sul fronte digitale e della sostenibilità.

Last but not least lo sviluppo dell’agenda digitale deve andare di pari passo con il rispetto dei valori comuni europei dell’etica, del pluralismo e dello stato di diritto in settori fortemente sensibili come quelli dei dati personali, della sanità, dei trasporti e dell’educazione.


Iniziative del Movimento Europeo – Italia:
La digitalizzazione è un tema che interessa l’Europa sotto numerosi aspetti. La competitività dell’Unione, il concetto di società dell’informazione, la società di rete sono argomenti complessi su cui esiste una vasta letteratura scientifica, che riguarda settori assai distanti eppure connessi: l’ingegneria, le scienze sociali e della comunicazione, giusto per fare un esempio. L’Europa in rete fa leva sulle nuove tecnologie per semplificare la vita dei suoi cittadini e contribuire alla sostenibilità del sistema. Le ricadute economiche positive della digitalizzazione sono molteplici, per esempio nell’ambito dello smart working, della gestione più semplice e vantaggiosa in termini di tempo di numerosi servizi. Ma non solo: anche in ambito di fiscalità comune europea gli strumenti del digitale hanno l’effetto di mettere in chiaro che le grandi aziende, che sfruttano i vantaggi della connessione ubiqua per offrire servizi al mercato europeo hanno degli obblighi nei confronti dell’Europa. E ancora: la cultura europea trova nei mezzi di comunicazione digitali un ulteriore veicolo. Potremmo continuare, ma basti qui ricordare che, su tutti questi temi, il Movimento Europeo ha promosso la costituzione di dieci gruppi di lavoro per la definizione di una piattaforma politica comune in vista della Conferenza sul futuro dell’Europa che partirà il prossimo 9 maggio.


Documenti chiave:
⦁ Libro Bianco sull’intelligenza artificiale (19/02/2020)
⦁ Future of Europe A future-proof European Union budget (European Movement International)
⦁ Policy Position EU Own Resources (European Movement International)
⦁ Relazione da “What Europe does for me?” sull’impegno dell’Europa per la trasformazione digitale (EPRS – Servizio Ricerca del Parlamento europeo)


Conferenza europea sul futuro dell’Europa:
Confederazione intergovernativa o unione sovranazionale? Si tratta di un dilemma non di poco conto, su cui l’Unione europea ancora oggi stenta a trovare una via unitaria. In vista della Conferenza sul futuro dell’Europa, ci sembra perciò importante segnalare il Non Paper italiano presentato lo scorso 14 febbraio, di cui poco si è parlato, che pone all’attenzione alcuni punti prioritari in vista del 9 maggio. Accanto ad esso, segnaliamo l’intervento di oggi su “Il Sole 24 Ore” del prof. Sergio Fabbrini, che, in merito anche al documento di cui sopra, fornisce spunti molto interessanti per comprendere quali siano le opzioni, fondamentalmente due, con cui guardare al futuro.
⦁ Italian Non-Paper for the Conference on the Future of Europe (2020-2022) post 14/02/2020 CIAE
⦁ Commento al Non-Paper italiano: “Le scelte dell’Italia in una Europa sovranazionale” di Sergio Fabbrini (“Il Sole 24 Ore” – 24/02/2020)


Economia in pillole:
Prima di parlare di digitalizzazione, ci ricolleghiamo al tema della scorsa settimana: il bilancio. Il 20 febbraio, infatti, ha avuto inizio il Consiglio Europeo straordinario sul Quadro finanziario pluriennale: considerate le premesse, data la delicatezza del tema, Andrea Carli su “Il Sole 24 Ore” del 19 febbraio, ha affermato che le riunioni sarebbero potute “proseguire a oltranza, alla ricerca di un accordo sul budget. In caso di mancata intesa, il rischio è di andare fuori tempo massimo con l’esercizio provvisorio, legando le mani delle istituzioni nell’uso delle risorse e causando la partenza ritardata di decine di programmi europei”.


Riportiamo, in merito a ciò, l’analisi del presidente del Movimento Europeo Italia, Pier Virgilio Dastoli:
“Per sormontare la paralisi nel Consiglio europeo ci vuole una forte reazione convergente e contraria – un atto congiunto di ribellione – che nasca da un’ampia maggioranza politica nel Parlamento europeo e dalla Commissione europea la cui legittimità viene dal voto di fiducia del 27 novembre 2019.
La reazione contraria alla paralisi intergovernativa dovrebbe fondarsi su tre priorità finanziarie e una istituzionale:

  • le entrate provenienti integralmente da risorse proprie europee per liberare l’Unione dal vincolo asfissiante dei contributi nazionali
  • una programmazione quinquennale per impegnare le istituzioni in questa legislatura
  • un livello di spese pari all’ammontare ottimale delle risorse provenienti da entrate europee che possono giungere in cinque anni fino a 1500 miliardi di Euro (e dunque 3000 miliardi fino al 2030)
  • un accordo interistituzionale che impegni il Consiglio a riconoscere di fatto un potere di codecisione pieno del Parlamento europeo sull’insieme della programmazione finanziaria. Se questa reazione superasse la paralisi nel Consiglio il destino della Conferenza sul futuro dell’Europa sarebbe positivamente segnato nel segno della dimensione transnazionale. Per vincere la resistenza dei governi, i gruppi politici nel Parlamento europeo dovrebbero promuovere un incontro con i rispettivi gruppi politici nei parlamenti nazionali chiedendo loro di condividere l’essenza di questa reazione democratica”.


Veniamo adesso al tema della settimana. Molti aspetti caratterizzano la relazione tra il settore politico ed economico di una comunità e le tecnologie dell’informazione. Fiumi d’inchiostro sono stati e verranno consumati per studiare le interrelazioni tra i vari campi. Basti pensare a quanto sia complesso l’aspetto dell’essere in rete, per via del flusso digitale delle informazioni, le cosiddette “autostrade”. Ci preme qui ricordare alcuni aspetti di queste tecnologie di particolare interesse per l’Europa: anzitutto, pensiamo alle ricadute in ambito occupazionale. Non da oggi, la macchina infatti si sostituisce all’uomo e così è stato anche per l’avvento del digitale, che può comportare trasformazioni del lavoro che comportino una riduzione delle risorse dedicate a un particolare compito. A tal proposito, il 3 febbraio scorso, l’economista di chiara fama Marco Magnani, su “Aspenia online” ha affermato che: “La speranza è che le innovazioni tecnologiche portino a un allargamento dell’economia. In questo senso, non va trascurato l’effetto combinatorio di molte delle nuove tecnologie, che s’intersecano, si integrano e si alimentano reciprocamente, contribuendo ciascuna allo sviluppo e al miglioramento delle altre. Ciò consente nuove e inaspettate applicazioni. Una grande opportunità di crescita deriva anche dalla necessità rendere il modello economico sostenibile, in campo ambientale, energetico, alimentare. Questi trend possono tradursi in investimenti e nuovi mestieri, con benefici per la crescita”.
Un altro spunto interessante che ci preme ricordare è l’incontro, avvenuto in questa settimana a Bruxelles, tra il commissario Ue per il Mercato interno, Thierry Breton, e il ceo di Facebook, Mark Zuckerberg. Le ricadute economiche sull’Europa delle scelte e del modo di relazionarsi di un vero e proprio colosso quale il noto social network vanno tenute in considerazione. In ballo, tra l’altro, non c’è solo l’aspetto della fiscalità, comune ad altre aziende multinazionali che operano all’interno dell’Unione. È anche il futuro della nostra democrazia ad essere coinvolto: infatti, Zuckerberg ha riconosciuto la necessità di un maggior impegno di Facebook per contrastare la diffusione delle cosiddette fake news, che purtroppo hanno preso di mira anche le istituzioni europee.


Sondaggio:
Con riferimento a quanto affermato nell’editoriale della presente newsletter e alla recente pubblicazione del Libro Bianco sull’Intelligenza Artificiale, in che tempi ritieni realizzabile l’introduzione una web tax da applicare alle società internazionali con alti fatturati? Hai preso in considerazione il fatto che il tema della digitalizzazione è da coniugare anche con quello relativo ad un pilastro sociale per l’Unione europea? Hai pensato alle ricadute positive in termini di nascita di nuove imprese e all’ossigeno per le PMI derivante da una effettiva realizzazione dell’Agenda digitale? Sapevi che tutto ciò può generare effetti virtuosi in termini di competitività, ma anche tenendo conto dei valori fondanti dell’Unione, cioè etica e rispetto dello stato di diritto?


Ti chiediamo di farci sapere cosa ne pensi e quali siano a tuo avviso i punti di forza e di debolezza dell’Unione in tale ambito.
Rispondi a: movimentoeuropeo@gmail.com

Carta dei diritti fondamentali:
Abbiamo parlato in settimana scorsa del diritto all’integrità; ogni individuo deve poterla preservare, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Sfogliando la Carta, si può notare come i diritti elencati possano essere paragonati ai vari tasselli di un unico mosaico. Leggiamo infatti come il prof. Toggenburg (Università di Graz) introduce il quarto diritto fondamentale, quello sul diritto a non essere sottoposti né a tortura, né a trattamenti disumani e degradanti:


“Hai mai assistito a “un volo di ritorno“? L’ho fatto, la settimana scorsa. Non è stata un’esperienza felice. Ero seduto nel sedile 25A. Una persona seduta nell’ultima fila continuava a gridare “Gesù, aiutami, aiutami, non sono un animale”. Ci volle un po ‘prima che capissi: una signora proveniente dalla Nigeria veniva scortata da tre ufficiali nel suo paese d’origine. Naturalmente, contro la sua volontà.
I rimpatri forzati sono una componente della lotta contro l’immigrazione irregolare. E se eseguiti in modo rispettoso e nel pieno rispetto dei diritti fondamentali sono legali e legittimi. Ma assistere all’esercizio della forza pubblica da vicino ci ricorda quanto sia importante il divieto di tortura e trattamenti disumani.
Secondo l’articolo 4 della Carta, “Nessuno può essere sottoposto a tortura o a trattamenti o pene disumani o degradanti”. Cosa significa questo dal punto di vista legale? Cerchiamo di capirlo meglio, con il caso del signor Aranyosi, ungherese, 24 anni. 6 anni fa ha commesso un crimine in Ungheria: ha fatto irruzione in un’abitazione e in un edificio scolastico rubando in totale meno di 4.000 EUR. È stato arrestato in Germania a seguito di un mandato di arresto europeo emesso contro di lui. Come mai? Bene, nell’UE, tutti gli Stati devono aiutarsi a vicenda nella lotta alla criminalità e ai criminali, poiché l’UE è uno “Spazio di libertà, sicurezza e giustizia”. Sulla base del concetto di “fiducia reciproca”, tutte le decisioni giudiziarie “viaggiano liberamente” e devono essere attuate direttamente senza alcuna valutazione preventiva della qualità del sistema giudiziario in un determinato paese. E se gli standard sui diritti fondamentali nel paese A fossero inferiori rispetto al paese B?
Torna alla storia di Aranyosi. Si oppose alla consegna in Ungheria obiettando che le condizioni di detenzione in un certo numero di carceri ungheresi non soddisfacevano il minimo delle norme europee. È qui che è entrata in gioco la Carta. Il tribunale tedesco che ha dovuto trattare il caso ha chiesto alla Corte europea di Lussemburgo assistenza per interpretare correttamente il diritto dell’UE. In una decisione storica, la Corte UE ha dichiarato che “laddove l’autorità giudiziaria dello Stato membro che ha chiesto di eseguire il mandato di arresto sia in possesso di prove di un rischio reale di trattamento disumano o degradante per le persone detenute nello Stato membro richiede la consegna di una persona, tenuto conto del livello di protezione dei diritti fondamentali garantito dal diritto dell’UE e, in particolare, dall’articolo 4 della Carta, l’autorità giudiziaria è tenuta a valutare l’esistenza di tale rischio. La conseguenza dell’esecuzione di tale mandato non deve essere quella che l’individuo subisca un trattamento disumano o degradante”.
Premesso quindi che la qualità dello Stato di diritto, ma anche le condizioni carcerarie variano tra gli Stati membri, ciò pone la questione se lo Stato membro A possa fidarsi che lo Stato membro B sia ugualmente impegnato nei diritti fondamentali. È meglio porre un freno una “cieca fiducia” tra Stati, se ciò può evitare trattamenti disumani e degradanti”.


L’Europa dei diritti
Dialogo con i cittadini e conoscenza: ci sembra che parlare in questi termini del rapporto con la Giustizia possa rappresentare bene sia lo sforzo che si cerca di compiere recentemente, sia il senso di un impegno per la consapevolezza dei diritti e dei doveri della collettività. È di inizio anno la diffusione di un comunicato stampa della Corte costituzionale italiana in cui si afferma che “Anche la società civile, d’ora in poi, potrà far sentire la propria voce sulle questioni discusse davanti alla Corte”. A stabilirlo, una delibera della Consulta dell’8 gennaio 2020. Secondo il nuovo articolo 4-ter delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, “qualsiasi formazione sociale senza scopo di lucro e qualunque soggetto istituzionale, se portatori di interessi collettivi o diffusi attinenti alla questione in discussione, potranno presentare brevi opinioni scritte per offrire alla Corte elementi utili alla conoscenza e alla valutazione del caso sottoposto al suo giudizio”.
Mossi da un intento simile, a partire da questo numero abbiamo deciso di occuparci anche di questioni legate alla Giustizia. I motivi per cui farlo sono numerosi. Intanto, per inquadrare correttamente il rapporto con l’Europa, è necessario ricordare che l’Unione si fonda sullo Spazio di libertà, sicurezza e giustizia, il cosiddetto “terzo pilastro” della progettazione istituzionale comunitaria immaginata fino al trattato di Lisbona. È molto importante, quindi, quando si parla di questioni giudiziarie europee, occuparsi delle attività della Corte di Giustizia UE e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Nel 2020, anno in cui ricorrerà anche l’anniversario della firma della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, firmata il 4 novembre 1950 a Roma, lo spirito che fu all’origine di quel testo è ancora vivo e attuale. Ovunque nel mondo dovrebbe esservi la certezza di poter vedere assicurato il rispetto dei propri diritti e della propria dignità di uomini.
Con riferimento alla digitalizzazione, uno spunto interessante, per la settimana, deriva da una recente pubblicazione reperibile sul sito della Cedu, a proposito di Internet. Afferma che ”La possibilità per le persone di esprimersi su Internet è uno strumento senza precedenti per esercitare la libertà di espressione”.


L’articolo 10 della Convenzione, a tal proposito, afferma che “Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Questo diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o trasmettere informazioni o idee senza interferenze da parte delle autorità pubbliche e indipendentemente dalle frontiere. Questo articolo non impedisce agli Stati di sottoporre imprese di radiodiffusione, cinema o televisione a un regime di licenze”. Inoltre al comma 2 si afferma che “L’esercizio di queste libertà, che comporta doveri e responsabilità, può essere soggetto a determinate formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni, previste dalla legge, che costituiscono misure necessarie in una società democratica per la sicurezza nazionale, l’integrità territoriale, la tutela dell’ordine e la prevenzione della criminalità, la protezione della salute o della morale, la protezione della reputazione o di diritti di terzi, per impedire la divulgazione di informazioni confidenziali o per garantire l’autorità e l’imparzialità del potere giudiziario”.
Chiamata a giudicare la decisione del Tribunale penale di Ankara di bloccare dal 5 maggio 2008 al 30 ottobre 2010 l’accesso a Youtube, su ricorso dei professori universitari di diritto Serkan Cengiz, Yaman Akdeniz et Kerem Altıparmak, la Corte ha evidenziato proprio la violazione dell’articolo 10 della Convenzione. I docenti hanno sostenuto che tale restrizione ha violato il loro diritto alla libertà di ricevere o trasmettere informazioni e idee; hanno inoltre affermato che la misura ha avuto ripercussioni sulle loro attività accademiche professionali e che c’era un interesse pubblico ad accedere a YouTube.


Agenda della settimana:
Lunedì 24 febbraio
Discorso del Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli al simposio “L’Europa che vogliamo: una riflessione sul futuro che ci attende” presso l’Università di Torino.
24-26 febbraio
Una delegazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori sarà a Roma per esaminare il mercato dei beni e occuparsi delle politiche da applicare rispetto al tema della concorrenza sleale dei produttori di paesi terzi. La delegazione incontrerà a livello nazionale e locale rappresentanti del governo e produttori locali per trattare il tema della sicurezza delle merci che circolano nell’UE e di una corretta informazione per i consumatori.
24-28 febbraio
La commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni invierà una delegazione negli Stati Uniti per trattare alcune questioni relative alle relazioni UE-USA nel settore della giustizia e degli affari interni, tra cui: protezione dei dati e leggi statali / federali sulla privacy; protezione della privacy UE-USA; privacy digitale e comunicazioni elettroniche; legge statunitense sulle prove elettroniche; antiterrorismo; utilizzo dell’intelligenza artificiale per garantire la sicurezza; giustizia e diritti fondamentali.
24-27 febbraio
Una delegazione di eurodeputati si occuperà degli ultimi sviluppi delle relazioni UE-Turchia, delle crisi regionali causate dai conflitti in Siria e Libia, del conflitto curdo e della situazione dei rifugiati siriani. Una delegazione della Commissione Affari esteri si recherà ad Ankara e Mardin per incontrare i rappresentanti del governo turco, tra cui il Ministro degli Affari Esteri Mevlüt Çavuşoğlu, parlamentari, think tank, accademici e rappresentanti della società civile.
Martedì 25 febbraio
Il commissario europeo per l’economia Paolo Gentiloni incontrerà Vladimir Chizhov, ambasciatore della Russia presso l’UE.
European Citizens’ Initiative Day – A Bruxelles, nona edizione della giornata per l’iniziativa dei cittadini europei. Si tratterà il tema dell’entrata in vigore del nuovo regolamento che introduce sostanziali miglioramenti e semplificazioni della procedura; ma la conferenza andrà oltre il testo del regolamento, con l’obiettivo di trasmettere una visione globale della partecipazione dei cittadini in generale, al fine di posizionarla nel contesto degli sviluppi sociali attuali e del dibattito sul futuro di Europa.
25-26 febbraio
Seminario sulla Carta dei diritti fondamentali dell’UE
Fundamental Rights Agency ed Equinet uniranno le forze per ospitare a Vienna un seminario sulla Carta dei diritti fondamentali dell’UE. Più di 30 esperti legali degli organismi per la parità in tutta l’UE discuteranno su come aumentare la consapevolezza e l’applicazione della Carta. Filo conduttore del seminario rappresentato da temi quali l’uguaglianza e la non discriminazione, l’asilo e la migrazione, l’intelligenza artificiale e il meccanismo di condizionalità nella Carta relativo ai fondi strutturali e di investimento europei.
Mercoledì 26 febbraio
Il Presidente Sassoli interverrà alla presentazione, realizzata dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, dal titolo “L’ambiente europeo: stato e prospettive 2020”, presso la Camera dei Deputati, a Roma.
Giovedì 27 febbraio
Riunione congiunta UE-UA. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, insieme al Collegio dei commissari, parteciperà alla decima riunione con delegati della Commissione dell’Unione Africana.
27-28 febbraio
Consiglio Europeo su Competitività
Il primo giorno l’attenzione sarà rivolta al mercato interno e all’industria, con discussioni approfondire il Green Deal europeo, una migliore regolamentazione e il mercato unico del 2019. Il secondo giorno l’attenzione si sposterà sulla ricerca: in discussione temi quali l’agenda strategica per l’innovazione e la cooperazione internazionale in ambito ricerca e innovazione.
Venerdì 28 febbraio
Per celebrare la Giornata mondiale delle ONG, la Conferenza delle ONG organizzerà a Bruxelles un seminario dal titolo “From the Future to the Past: A Living Civic Space for Living Democracy”. Il seminario riunirà rappresentanti di organizzazioni indipendenti per i diritti umani, think tanks, società civile, media e altre organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite e l’UE. In discussione temi chiave, quali la democrazia e i diritti umani nell’Europa di oggi e il modo in cui le ONG e la società civile possono affrontare al meglio tali sfide.
Commissario Gentiloni alla Conferenza dell’European Fiscal Board. Paolo Gentiloni terrà il discorso di apertura dal titolo “Ripensare il quadro fiscale europeo”.


CAMPAGNA DI INFORMAZIONE SULL’EUROPA
Guy Verhofstadt: “è ora di rivoluzionare il budget dell’UE. Abbiamo bisogno di risorse proprie, invece che della contribuzione nazionale. Per esempio una tassa sulle grandi piattaforme on line o sui grandi inquinatori. È il solo modo per difendere i nostri interessi in un mondo dominato da “imperi” come Stati Uniti o Cina”.


La newsletter completa: https://mailchi.mp/eeed3807c676/webinar-newsletter-745953


La newsletter del Movimento Europeo riparte con cadenza settimanale; nuova, più ricca di spunti e di contenuti, per seguire da vicino la Conferenza sul futuro dell’Europa. Vogliamo assicurare continuità e cura nei minimi dettagli e vi chiediamo per questo un vostro contributo.

Responsabile: Massimiliano Nespola, giornalista
Segreteria di redazione: Sabrina Lupi

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