Intervista al professore John Veit-Wilson

Nel contesto della campagna sul reddito minimo, EAPN e le reti nazionali hanno chiesto a John  Veit-Wilson, conosciuto a livello internazionale per i suoi studi su questo argomento, di rispondere al perché un reddito minimo garantito e adeguato sia prerequisito essenziale per una vita dignitosa. Il professore John Veit-Wilson, docente di sociologia all’università di Newcastle upon Tyne, è specializzato in politiche contro la povertà e l'esclusione sociale. Nel 1965 ha fondato il gruppo d’azione britannico sulla povertà dei bambini e, da allora, ha condotto un gran numero di campagne realizzando ricerche sul significato e la concretizzazione di sistemi di redditi adeguati sul diritto universale alla sicurezza sociale.
Il suo libro “Setting Adequacy Standards: how governments define minimum incomes” e le sue altre pubblicazioni sono accessibili sulla sua pagina web: www.staff.ncl.ac.uk/j.veit-wilson/
Introduzione
I dispositivi di reddito minimo sono politiche di assistenza sociale di nuova competenza. Numerosi
sono i trattati europei ed internazionali, le dichiarazioni e le convenzioni che hanno definito il diritto
umano a un reddito minimo che rispetti la dignità umana e permetta agli individui di integrarsi nelle

Inclusione attiva delle persone escluse dal mercato del lavoro

ESTRATTO DALLA RACCOMANDAZIONE DELLA COMMISSIONE del 3 ottobre 2008
relativa all'inclusione attiva delle persone escluse dal mercato del lavoro

La Commissione delle Comunità europee raccomanda agli Stati membri:

1)    Di elaborare e applicare una strategia globale e integrata a favore dell’inclusione attiva delle persone escluse dal mercato del lavoro, combinando un adeguato sostegno al reddito,mercati del lavoro in grado di favorire l’inserimento e l’accesso a servizi di qualità. Le politiche di inclusione attiva dovrebbero facilitare l’integrazione delle persone in posti di lavoro sostenibili e di qualità di coloro che sono in grado di lavorare e di fornire a coloro che non ne sono in grado risorse sufficienti per vivere dignitosamente, sostenendone la partecipazione sociale.

2)    Garantire l’efficacia delle politiche integrate di inclusione attiva mediante:
a) un’elaborazione globale delle politiche in grado di definire l’importanza relativa da attribuire alle tre parti della strategia di inclusione attiva, tenuto conto degli effetti congiunti di tali settori sull’inserimento sociale ed economico delle persone svantaggiate e dei loro eventuali reciproci collegamenti, comprese le sinergie e le correlazioni negative;

b) un’attuazione integrata delle tre parti della strategia di inclusione attiva, per fronteggiare in modo efficace le cause molto diversificate della povertà e dell’esclusione sociale, rafforzando il coordinamento tra le agenzie e i servizi pubblici che attuano le politiche di inclusione attiva;

c) un coordinamento strategico tra le autorità locali, regionali, nazionali e comunitarie sulla base delle loro competenze, priorità e ruoli rispettivi;

d) la partecipazione attiva di tutti gli altri soggetti coinvolti, comprese le persone colpite dalla povertà e dall’esclusione sociale, le parti sociali, le organizzazioni non governative e i prestatari di servizi, all’elaborazione, applicazione e valutazione della strategia.

3) Garantire che le politiche di inclusione attiva:
    a) contribuiscano al rispetto dei diritti fondamentali;

b) favoriscano l’uguaglianza tra gli uomini e le donne e le pari opportunità per tutti;

c) prendano in considerazione in modo adeguato la complessità dei molteplici svantaggi e la situazione e le esigenze specifiche dei vari gruppi vulnerabili;

d) tengano debitamente conto delle circostanze locali e regionali e aumentino la coesione territoriale;
e) si iscrivano nella logica delle politiche sociali e dell’occupazione fondate sul ciclo di vita, in modo da poter sviluppare la solidarietà tra le generazioni e interrompere la trasmissione della povertà da una generazione all’altra.

4) Organizzare e applicare politiche integrate di inclusione attiva secondo i principi comuni e gli orientamenti specifici a ciascuna delle parti sopra esposte, rispettando al tempo stesso il principio di sussidiarietà nonché la situazione, i bisogni e le priorità dei vari Stati membri, senza pregiudicare l’applicazione del diritto comunitario, comprese le disposizioni relative agli aiuti di Stato e le regole comunitarie che disciplinano l’aggiudicazione degli appalti pubblici.

a) Un’adeguata integrazione del reddito
Riconoscere il diritto fondamentale della persona a risorse e prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana, nel quadro di un dispositivo globale e coerente di lotta contro l’esclusione sociale.

i) Rivedere i sistemi di protezione sociale, ove necessario, secondo i principi comuni elencati al punto B della raccomandazione 92/441/CEE. In particolare, nel quadro di una strategia di inclusione attiva, il diritto a disporre di risorse sufficienti dovrebbe:

— essere integrato con la disponibilità attiva al lavoro o alla formazione professionale al fine di ottenere un lavoro, per le persone la cui situazione consente tale disponibilità attiva ovvero, se del caso, essere subordinato a misure di integrazione economica e sociale per le altre persone,

— essere accompagnato da politiche ritenute necessarie, a livello nazionale, all’integrazione economica e sociale delle persone interessate.

ii) Garantire l’attuazione di questo diritto secondo gli orientamenti pratici presentati ai punti C.1, C.2 e C.3 della raccomandazione 92/441/CEE. In particolare, per determinare le risorse necessarie a vivere dignitosamente, è opportuno tener conto del livello di vita e del livello dei prezzi per i vari tipi e dimensioni delle famiglie nello Stato membro considerato, utilizzando gli adeguati indicatori nazionali. In un quadro di inclusione attiva, è opportuno mantenere, per le persone la cui situazione consente di svolgere attività lavorative, un incentivo alla ricerca di un’occupazione, adeguando o integrando gli importi per rispondere ad esigenze specifiche.

b) Mercati del lavoro che favoriscono l’inserimento

Adottare misure nei confronti delle persone la cui situazione consente di svolgere attività lavorative affinché esse ricevano un aiuto efficace per trovare, ritrovare o mantenere un’occupazione corrispondente alle loro capacità professionali.

i) Promuovere i principi comuni seguenti nel contesto delle strategie di inclusione attiva:

— rispondere ai bisogni delle persone escluse dal mercato del lavoro per facilitare il loro reinserimento progressivo nella società e nel mercato del lavoro, migliorando la loro impiegabilità,
— adottare le misure necessarie a favore dei mercati del lavoro che favoriscono l’inserimento al fine di garantire che l’accesso all’occupazione sia una possibilità aperta a tutti,
— promuovere posti di lavoro di qualità, in particolare sul piano della retribuzione e dei vantaggi, delle condizioni di lavoro, della salute e della sicurezza, dell’accesso all’istruzione e alla formazione permanenti e delle prospettive di carriera, in particolare per prevenire la povertà dei lavoratori,
— adottare misure per lottare contro la segmentazione del mercato del lavoro favorendo la conservazione del posto di lavoro e i progressi nell’attività lavorativa.

ii) Applicare questi principi attraverso i seguenti orientamenti pratici:

— accrescere e migliorare l’investimento nel capitale umano mediante politiche di istruzione e di formazione in grado di favorire l’inserimento, comprese strategie efficaci di istruzione e di formazione permanenti, adeguando i sistemi di istruzione e di formazione alle nuove esigenze in materia di competenze e alla domanda di competenze informatiche,

— promuovere misure attive e preventive incentrate sul mercato del lavoro, compresi servizi su misura, personalizzati e flessibili, con le relative misure di sostegno, comprendenti l’identificazione precoce delle esigenze, un’assistenza alla ricerca dell’occupazione, l’orientamento e la formazione e la motivazione alla ricerca attiva di un posto di lavoro,

— rivedere costantemente gli incentivi e gli effetti dissuasivi derivanti dai sistemi fiscali e previdenziali, compresa la gestione e la condizionalità delle prestazioni e la riduzione sensibile dei tassi di imposizione marginali effettivi e reali, in particolare per le persone a basso reddito, garantendo al tempo stesso adeguati livelli di protezione sociale,

— sostenere l’economia sociale e l’occupazione protetta, fonti essenziali di prima occupazione per le persone svantaggiate, promuovere l’inclusione finanziaria e il microcredito, gli incentivi finanziari all’assunzione per i datori di lavoro, la creazione di nuove fonti di occupazione nei servizi, in particolare a livello locale, sensibilizzando all’apertura del mercato del lavoro,

— promuovere la capacità di adeguamento, fornire un sostegno sul luogo di lavoro e creare un ambiente propizio, dedicando in particolare attenzione alla salute e al benessere, alla non discriminazione e all’applicazione del diritto del lavoro in collegamento con il dialogo sociale.

c) Accesso a servizi di qualità

Adottare tutte le misure necessarie per consentire alle persone interessate di beneficiare di un adeguato sostegno sociale mediante l’accesso a servizi di qualità, conformemente alle disposizioni nazionali applicabili.

In particolare adottare misure al fine di fornire servizi di qualità essenziali per sostenere le politiche di inclusione sociale ed economica attiva, compresi i servizi di assistenza sociale, di occupazione e formazione, il sostegno all’alloggio e all’alloggio sociale, i servizi per l’infanzia, i servizi di assistenza a lungo termine e i servizi sanitari, conformemente ai principi comuni sotto elencati, tenendo conto del ruolo delle autorità locali, regionali e nazionali, delle disposizioni comunitarie applicabili nonché della situazione, dei bisogni e delle preferenze dei vari Stati membri:

— disponibilità territoriale, accessibilità fisica, accessibilità finanziaria,
— solidarietà, uguaglianza delle opportunità per gli utilizzatori dei servizi e i lavoratori dipendenti, adeguata presa in considerazione della diversità degli utilizzatori,
— investimento nel capitale umano, condizioni di lavoro e infrastrutture fisiche adeguate,

 

Guidare la ripresa in Europa

ESTRATTO DALLA COMUNICAZIONE PER IL CONSIGLIO EUROPEO DI PRIMAVERA

1. INTRODUZIONE

Negli ultimi sei mesi l’Europa ha subito pressioni senza precedenti a causa di una crisi economica globale. La risposta dell’UE ha rispecchiato la nostra capacità di resistenza e la nostra rapidità di reazione. Questa situazione ha posto inoltre problemi di coordinamento e accentuato il bisogno di solidarietà fra i 27 Stati membri. L’autunno scorso l’UE ha preso i provvedimenti necessari per scongiurare il crollo dei mercati finanziari. A dicembre ha deciso di predisporre un piano europeo di ripresa economica per arrestare il rallentamento dell'economia e porre le basi della ripresa.(Continua...]

 4. SOSTENERE I CITTADINI PER TUTTA LA DURATA DELLA CRISI

Gli effetti del rallentamento economico su famiglie e lavoratori si stanno accentuando. Il mercato del lavoro, che negli ultimi anni aveva registrato un andamento positivo, si sta deteriorando in modo rapido e significativo. La Commissione prevede una crescita occupazionale negativa per i prossimi due anni. La disoccupazione dovrebbe aumentare in misura considerevole. Sebbene il quadro differisca da uno Stato membro all'altro, l’occupazione complessiva dovrebbe diminuire dell’1,6% (circa 3,5 milioni di posti di lavoro) quest’anno e la disoccupazione nell’UE potrebbe salire al 10% nel 2010.

Alcuni adeguamenti sul mercato del lavoro riflettono gli effetti positivi delle riforme strutturali attuate in passato. Questo dovrebbe accelerare, quando sarà il momento, la ripresa dell’economia, ma è evidente che il prezzo da pagare a breve termine sarà molto elevato. Le principali vittime saranno i giovani, le persone con contratti a breve termine e i lavoratori migranti.

4.1. ALLEVIARE IL COSTO UMANO DELLA CRISI  

La maggior parte degli Stati membri ha adottato misure occupazionali e sociali per venire in aiuto ai singoli e attenuare il costo umano della crisi. Sebbene il compito di affrontare queste problematiche spetti principalmente agli Stati membri, le politiche europee conferiscono un valore aggiunto aiutandoli a progettare e attuare risposte efficaci alla sfida riguardante l’occupazione e la coesione sociale.

Le misure degli Stati membri sono imperniate su quattro priorità generali:

  • misure per mantenere i posti di lavoro esistenti: indennità per occupazione parziale, riduzione dei contributi previdenziali, integrazioni salariali e sostegno alle PMI;
  • misure per garantire un rapido (re)inserimento nel mercato del lavoro: formazione professionale e sostegno alle categorie svantaggiate, modifiche delle indennità di malattia o di invalidità e nuovi criteri di ammissibilità al sussidio di disoccupazione;
 
  • misure per sostenere le categorie più vulnerabili: aumento del reddito/salario minimo,estensione della copertura o della durata del sussidio di disoccupazione, aumento delle indennità di alloggio o degli assegni familiari, sgravi o esenzioni fiscali, misure contro  l'indebitamento eccessivo o il pignoramento;
 
  • misure per rafforzare la protezione sociale e investire nelle infrastrutture sociali esanitarie: investimenti in alloggi, ospedali, assistenza di base, infrastrutture di assistenza a lungo termin e scuole; misure per aiutare i fondi pensioni a far fronte alle loro passività a lungo termine.

Gli effetti occupazionali e sociali della crisi non si sono ancora manifestati pienamente, ma saranno comunque più gravi di quanto preventivato al momento di adottare le misure iniziali.

Occorre quindi intensificare gli sforzi a tutti i livelli per affrontare il problema della disoccupazione, nonché adeguare e modernizzare i sistemi di assistenza sociale, assistenza sanitaria e pubblica sanità. Il sostegno al reddito, associato a misure attive, stimolerà la domanda, agevolerà il ritorno alla vita attiva ed eviterà l’esclusione sociale.

Si stanno potenziando gli strumenti finanziari disponibili per aiutare gli Stati membri ad affrontare la crisi e ad attuare le misure di ripresa. Il rinnovo del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione8 consentirà di attivarlo rapidamente per venire in aiuto ai lavoratori vittime di forti tagli all’occupazione e alle loro comunità.

Gli attuali programmi del Fondo sociale europeo (FSE) sostengono ogni anno 9 milioni di lavoratori; per il solo 2009 sono disponibili sovvenzioni del FSE pari a 10,8 miliardi di euro.

Il Fondo può rispondere a un’esigenza derivante dalla crisi, ad esempio per conciliare meglio domanda e offerta di manodopera, sostenere le iniziative comuni delle parti sociali, promuovere l’innovazione sociale e i partenariati per l’occupazione o potenziare i servizi di collocamento pubblici. La semplificazione delle regole del FSE9 consentirà un incremento immediato dei pagamenti anticipati pari a 1,8 miliardi di euro. Ogniqualvolta sia necessario adattare la programmazione del FSE alle esigenze della crisi, la Commissione garantirà che le modifiche al programma siano introdotte con la massima rapidità possibile.

Per quanto le ulteriori misure a sostegno dell’occupazione debbano essere definite dagli Stati membri, di concerto con le parti sociali, in funzione delle loro condizioni economiche specifiche e della situazione dei rispettivi mercati del lavoro, è importante garantirne la coerenza con il fabbisogno di riforme strutturali a lungo termine. Le misure devono agevolare il processo di ristrutturazione a lungo termine nei settori colpiti, aumentarne la competitività, svilupparne le risorse umane e aiutarli ad affrontare le principali sfide a lungo termine, come gli effetti dell’invecchiamento demografico sull’offerta di manodopera, e a cogliere le opportunità di un’economia a basse emissioni di carbonio.

Per massimizzare le ricadute positive ed affrontare meglio, collettivamente, le sfide senza precedenti poste dalla crisi, la Commissione favorirà l’apprendimento reciproco e lo scambio di buone pratiche tra gli Stati membri.

I seguenti elementi possono aiutare gli Stati membri a definire misure adeguate ed efficaci:

  • mantenere i posti di lavoro, fornendo in particolare un sostegno finanziario per l’instaurazione temporanea di orari di lavoro flessibili. L'adeguamento temporaneo dell'orario di lavoro (orario ridotto) in funzione del fabbisogno di produzione può costituire una fonte importante di input di lavoro flessibile. Questo eviterebbe licenziamenti massicci attenuando quindi l’incidenza sociale della crisi, risparmiando alle imprese notevoli costi di licenziamento e di (ri)assunzione e scongiurando perdite di capitale umano specificamente legato a un’impresa. Quest’azione deve essere associata a misure che favoriscano l'occupabilità e orientino le persone verso nuove professioni, permettendo ai lavoratori di sfruttare le nuove opportunità che si presenteranno con la ripresa. Queste misure devono essere coordinate per evitare ricadute negative negli altri Stati membri;
 
  • incentivare l’attivazione e fornire un adeguato sostegno al reddito per le principali vittime del rallentamento economico, sfruttando appieno gli strumenti di protezione    sociale in linea con la flessicurezza. Nei paesi in cui la durata dell’assicurazione di   disoccupazione strettamente limitata, si dovrebbe prendere in considerazione un’estensione temporanea e/o un rafforzamento delle disposizioni sul reddito minimo. Occorre mantenere intatti gli incentivi a riprendere un’attività lavorativa e sostenere le categorie vulnerabili in linea con la strategia di inclusione attiva;
 
  • investire nella riqualificazione e nel miglioramento delle competenze, specialmente per i lavoratori con contratti a breve termine e nei settori in declino. Va privilegiata la formazione orientata alle future esigenze del mercato del lavoro, come le professioniecologiche. Occorre quindi prevedere il futuro fabbisogno di competenze e potenziare i           servizi di collocamento per far fronte all’aumento della disoccupazione;
 
  • attenuare gli effetti diretti della crisi finanziaria sui singoli mediante misure specifiche per prevenire l’indebitamento eccessivo e mantenere l’accesso ai servizi finanziari. Nei paesi i cui sistemi pensionistici comportano regimi prefinanziati di maggiore entità, il risanamento dei fondi pensioni sarà fondamentale per tutelare il reddito attuale e futuro dei  pensionati;
 
  • garantire la libera circolazione dei lavoratori nel mercato unico, che sarà fonte di nuove opportunità in quanto può contribuire ad eliminare gli squilibri tra domanda e offerta di competenze, anche durante la crisi. In tale contesto, la direttiva sui lavoratori distaccati facilita la libera circolazione dei lavoratori nell’ambito della prestazione transfrontaliera di servizi, pur rimanendo una salvaguardia efficace contro il dumping sociale. La Commissione collaborerà con gli Stati membri e le parti sociali per arrivare a un’interpretazione comune della direttiva onde garantirne un’applicazione concreta ed efficace, specie per quanto riguarda la cooperazione amministrativa fra gli Stati membri;
 
  • prendere in considerazione misure di sostegno come la riduzione dei costi non salariali per i lavoratori poco qualificati. L’andamento dei salari e le misure di bilancio devono tener conto della posizione concorrenziale e della crescita della produttività dei singoli Stati membri;
 
  • Fornire sostegno sufficiente per affrontare il problema della disoccupazione giovanile e dell’abbandono precoce degli studi. I periodi di abbandono degli studi o di        disoccupazione vissuti durante la giovinezza possono avere ripercussioni durature. Gli Stati membri devono prepararsi, incoraggiando questa tendenza, a un aumento della           domanda di istruzione e formazione, poiché gli studenti tendono a prolungare il   percorso didattico e i lavoratori trasferiti cercano di acquisire nuove competenze. In   tale contesto, si possono già prevedere futuri settori di crescita occupazionale come le           professioni ecologiche;
 
  • integrare misure volte a riesaminare la normativa sulla tutela ambientale in un'ottica di flessicurezza che ne abbracci tutte le componenti, in modo da ridurre la segmentazione e da migliorare il funzionamento dei mercati occupazionali.

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