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Sintesi del rapporto del decimo Incontro europeo delle persone in povertà, 13 e 14 maggio 2011, Bruxelles

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ICE - INCREASING PARTICIPATION AND CITIZENSHIP IN EUROPE
UN PROGETTO GRINDTVIG PER DARE VOCE A CHI NON NE HA

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XII Assemblea generale EAPN - dichiarazione finale

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Una campagna: "Dichiariamo illegale la povertà"

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La politica di coesione è inquadrata nel contesto della crisi economica e della strategia Europa 2020. Con la crisi i progressi costanti del primo decennio del secolo sono stati annullati

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Lettera aperta al Ministro Paola Severino

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di Beppe Battaglia

Giustizia: ministro Severino... affronti realmente i problemi delle carceri, oppure si dimetta    

Signora Ministra, ogni due giorni le nostre carceri sfornano un cadavere, di cui uno ogni cinque giorni per suicidio. Qualche mese fa, in occasione di una sua visita al carcere fiorentino, lei ha affermato che le condizioni di detenzione si avvicinano alla tortura.
Mi verrebbe da chiederle di chi può mai essere la responsabilità di questa carneficina disinvolta e certo non mancherebbe una risposta pronta, sicuramente assolvendo se stessa nella sua qualità di ministra della giustizia.
E siccome non sono un ingenuo, mi rendo conto che ci sono molteplici livelli di responsabilità. In ogni caso, da questo concorso criminoso non può essere escluso il ministero che lei presiede su cui, io credo, grava la maggiore responsabilità. Capisco inoltre che la questione carceraria è complicata e mi chiedo: piuttosto che lo scaricabarile, non sarebbe più semplice dimettersi da tale carica? Sarebbe il solo modo per sottrarsi davvero ad una

responsabilità che evidentemente lei non avverte.
E badi bene, signora ministra, io non mi appello all’articolo 27 della Costituzione che detta chiaramente al ministro della giustizia come dovrebbero stare le cose per autoassolversi. No, sto parlando dei diritti umani palesemente violati nelle carceri italiane. Sto parlando del diritto alla vita per i carcerati, cittadini italiani e stranieri. E sto parlando di un luogo dove lo Stato (e per lo Stato il ministero ed il ministro della giustizia) esercita un dominio totale ed incontrollato. Un luogo che ha fatto schifo anche a lei, come a tutti quelli che, a qualsiasi titolo, possono vedere da vicino.
Va da sé che si tratta di morti che… pesano come piume, in ragione di condizioni sociali, economiche, politiche, culturali e di rappresentanza prossime allo zero. È il carcere dei super poveri, perché per i meno poveri c’è sempre una via di fuga. Per i ricchi non esiste proprio il problema! È un carcere che si è allontanato non dico dalla Costituzione e dalla stessa legge che lo ordina (la 354 del 1975), ma si allontana sempre più dall’umana esistenza. Un carcere che ubbidisce forse alle esigenze economico/finanziarie, politiche, che tagliano ormai come un rasoio chi deve mangiare e chi no, chi deve vivere e chi deve morire.
Naturalmente… senza sporcarsi le mani di sangue! Non dico neppure che è una vergogna nazionale perché per vergognarsi bisogna avere una morale che ormai si è smarrita. Il Pil, il business, la finanza a tutti i costi, quindi anche al costo di stragi immani, come quella carceraria. Lei si affanna, al pari col suo predecessore, a costruire nuove celle, magari affidando ad amici gli appalti diretti pagati coi nostri soldi di contribuenti; ma lei è proprio sicura di fare quanto è in suo potere per rendere decorosi non dico i luoghi abitati dalle persone detenute ma almeno lo scenario che si presenta agli occhi dei visitatori che hanno la facoltà di recarsi in tali depositi di carne umana? Io credo che la risposta debba essere negativa ed è da qui che discende la mia accusa di strage continuata, perpetrata, peraltro, con cinica disinvoltura e senza soluzione di continuità.
Col silenzio complice dei media, dei partiti politici, delle istituzioni locali e nazionali. Per esempio, perché mai il governo di cui lei fa parte, su sua sollecitazione, non fa propria una proposta di amnistia tale da deflazionare il carcere e ripulire i tribunali da montagne di carte inutili? Poi sì, spetterebbe al parlamento approvarla oppure bocciarla. In ogni caso lei riscatterebbe la sua responsabilità politica.
Signora ministra, ma perché non se ne va? Perché non rinuncia alla responsabilità grave che si è assunta? Oltretutto non finirebbe disoccupata. Infatti, stando alla sua ultima dichiarazione dei redditi lei guadagna in un quarto d’ora del suo lavoro la mia intera pensione che è di 789,13 euro al mese!
È per questa protervia irresponsabile che io l’accuso di strage. E l’accuso non di fronte al tribunale perché il problema d’infornare i super poveri in galera e lì lasciarli morire più o meno violentemente è politico e non tecnico; e neppure di fronte al parlamento che considero illegittimo, alla stregua del mercato del bestiame; e neppure di fronte ai partiti politici ridotti a segreterie proprietarie lontane quant’è possibile immaginare dalla vita delle persone che pretendono di rappresentare. No, signora ministra, io l’accuso di fronte all’umanità per questo crimine (senza aggettivi) che è la fabbrica di cadaveri… leggeri come piume.
Sì, io l’accuso di essere più sensibile all’immagine che lei ha di se stessa che non di fermare la strage in corso di persone detenute, avendo il potere di farlo. E dall’alto della mia pensione di 789,13 euro al mese posso permettermi questo lusso. Peraltro, se lei si dimettesse da ministra per la nobile causa di non essere riuscita a fermare la strage di persone detenute sulle quali esercita un dominio totale ed incontrollato (il potere di vita e di morte), finirebbe per guadagnare un prestigio e un potere (personale e politico) paradossalmente elevato a potenza rispetto a quello di cui dispone oggi che pure non è poco. Si dimetta, ministra.
Per il suo bene e non solo il suo. Viceversa, avanzi una proposta di amnistia (corposa e generalizzata) tesa a deflazionare i numeri delle persone incarcerate, per poi mettere mano al ripristino della legalità da parte dello Stato nelle carceri e dunque utilizzando quel patrimonio immenso che è il volontariato penitenziario oggi impossibilitato ad operare a causa dei numeri esorbitanti delle persone detenute. Oltretutto questo porterebbe ad una riduzione drastica delle spese penitenziarie, in linea coi sacrifici chiesti alla …cittadinanza.
E non vale l’obiezione secondo la quale …l’opinione pubblica non vuole l’amnistia, giacché… l’opinione pubblica è anche e giustamente contraria alle misure fiscali da saccheggio adottate dal governo di cui lei è parte. L’opinione pubblica, cosiddetta, è contraria non tanto ai sacrifici quanto al fatto che a pagarli siano gli strati più poveri della popolazione. Altro che equità! Un guizzo, un rigurgito di giustizia degno di questo nome, signora ministra, sarebbe quello di salvare la vita ai super poveri che popolano le carceri, se è vero che lei crede al trattamento rieducativo delle pene, come peraltro la Costituzione le imporrebbe! La faccia la proposta di amnistia, ministra. Ne va della sua credibilità, ormai al lumicino. Oppure lasci ad altri la responsabilità criminosa della strage di persone incarcerate della quale io la sto accusando.

Ristretti Orizzonti, 6 maggio 2012

 

 

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