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Cipsi e Cilap Eapn Italia sul memorandum Italia Libia: un patto spaventoso

patto italia libia

Barbera (CIPSI) e Teodosi (CILAP-EAPN): “Rivolgiamo un appello al Presidente della Repubblica Mattarella. Condanniamo questo patto spaventoso, ingiusto e disumano, un patto che ferisce il dovere di accoglienza previsto dalla Costituzione italiana il diritto di asilo sancito dalle leggi UE e internazionali. Un tappo è contro le migliaia di uomini, donne e bambini che fuggono da paesi impoveriti o dittatoriali, e che rimarranno intrappolati in centri di accoglienza, o meglio di detenzione”.

 

Roma, 7 febbraio 2017 – In riferimento al Memorandum d'intesa tra Italia e Libia di contrasto all’immigrazione e di rafforzamento della sicurezza delle frontiere, Guido Barbera presidente di Solidarietà e Cooperazione Cipsi – coordinamento di 30 associazioni di solidarietà internazionale - e Nicoletta Teodosi, presidente del CILAPCollegamento Collegamento Italiano di Lotta alla Povertà, sezione italiana della rete europea EAPN European Anti Poverty Network – hanno congiuntamente dichiarato: “Condanniamo questo patto spaventoso, ingiusto e disumano, un patto che ferisce il dovere di accoglienza previsto dalla Costituzione italiana il diritto di asilo sancito dalle leggi UE e internazionali. I rifugiati e i migranti tornano a diventare bersaglio di misure di controllo e repressione. Il memorandum Italia-Libia mette un tappo

alle coste libiche per non far affluire i migranti. È un memorandum “contro” le persone che cercano una vita migliore e che riceveranno in cambio: rimpatrio obbligatorio spacciato per volontario, centri di detenzione ai confini meridionali della Libia,assenza di garanzie di attuazione dei diritti umani.

Barbera e Teodosi continuano: “Rivolgiamo un appello al Presidente della Repubblica Mattarella per far recedere da questa che si configura come una maxi operazione di polizia contro l’immigrazione “irregolare”, in un paese come la Libia né civile né democratico, almeno secondo i canoni “occidentali” di paesi firmatari delle convenzioni internazionali. Fin quando alle migrazioni sarà associato l’elemento del reato o dell’irregolarità non sarà possibile affrontarne la reale natura legata al modello di sviluppo, all’ingiustizia sociale, all’iniqua distribuzione di risorse economiche e alla negazione di accesso diffuso a quelle naturali. Noi crediamo nella solidarietà, nell’accoglienza, nel dialogo e nel diritto alla libertà di spostamento, di scegliere dove vivere”. 

E i due presidenti continuano: “Questo tappo è contro le migliaia di uomini, donne e bambini che fuggono da paesi impoveriti o dittatoriali, e che rimarranno intrappolati in centri di accoglienza (o di detenzione) sotto il controllo esclusivo del Ministero dell’interno libico. L’Italia darà i soldi alla Libia, così come l’UE li ha dati alla Turchia. Ma come è possibile pensare che persone che fuggono possano rientrare volontariamente, e che i loro paesi li accettino senza colpo ferire? Dovremmo sentirci tutti presi in giro nel leggere che le iniziative intraprese non devono ‘intaccare in alcun modo il tessuto sociale libico, o minacciare l’equilibrio demografico del Paese o la situazione
economica e le condizioni di sicurezza dei cittadini libici’. Viene fatto riferimento al diritto internazionale “consuetudinario”, ma a quale? Visto che la Libia, né la quella gheddafiana né ciò che ne resta oggi ha mai firmato le convenzioni internazionali Onu e Ginevra? Infine, chiediamo che il Fondo per l’Africa non sia utilizzato per l’attuazione di questo memorandum che è solo di chiusura delle frontiere e non di sviluppo di una nuova cooperazione. Non mi pare ci sia certezze. L’Italia e l’Unione europea pagheranno e non ci metteranno bocca. Continua l’ipocrisia dell’Europa”. 

Ufficio Stampa, Nicola Perrone, ufficioQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., ufficioQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - cel. 329.0810937

 

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