Documento della delegazione italiana per il Quinto Incontro europeo delle persone in situazione di povertà e disagio sociale Bruxelles, 12-13 maggio 2006
1. Gli Incontri europei delle persone in povertà
Il primo Incontro europeo delle persone in povertà si è svolto nel 2001 per iniziativa del governo belga. Gli incontri si inscrivono all’interno del Metodo Aperto di Coordinamento applicato alla lotta contro la povertà e l’esclusione sociale che prevede, tra l’altro, il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati nell’elaborazione, realizzazione e monitoraggio del processo europeo per l’inclusione sociale.
A partire dal 2003, tutte le Presidenze europee hanno promosso questi incontri che, quest’anno, ricade sotto la responsabilità della Presidenza austriaca.Gli incontri sono occasione per uno scambio di esperienze, per promuovere il dialogo tra le persone in povertà, le organizzazioni non governative e i rappresentanti delle istituzioni europee, per promuovere il coinvolgimento delle persone in povertà nella sviluppo dei Piani nazionali per l’inclusione sociale, per contribuire allo sviluppo della Strategia europea per l’inclusione sociale.Il prossimo incontro, che si volgerà a Bruxelles il 12 e 13 maggio prossimi, ha come tema la nostra vita quotidiana, concentrandosi su come si fa a vivere quando si ha a disposizione un reddito al di sotto della soglia ufficiale di povertà stabilita in ogni paese dell’Unione.
L’evento è organizzato con il supporto della Commissione europea, del Comitato economico e sociale, del Comitato delle Regioni e con la collaborazione della Rete europea di Lotta alla Povertà e delle sue reti nazionali.Per ulteriori informazioni: www.cilap.eu; www.eapn.org http://eu2006.bmsg.gv.at/cms/eu2006EN
2. Gli Incontri europei e l’Italia
Gli Incontri europei delle persone in situazione di povertà, nel corso di questi anni, hanno sedimentato un lavoro che nel tempo ha dato, in Italia, risultati significativi.
Anzitutto, si è creato un tavolo di lavoro, che nel corso del tempo si è sempre maggiormente allargato alle realtà di base che dei temi della povertà si occupano quotidianamente: ciò ha contribuito a praticare uno scambio fra le realtà a mano a mano coinvolte e a darsi via via obiettivi che guardassero sempre più lontano. Subito dopo il quarto Incontro europeo delle persone in situazione di povertà, la delegazione italiana si è riunita per discutere su come proseguire il lavoro già fatto, a partire dai contenuti emersi dall’ultimo appuntamento europeo.Nel corso degli ultimi cinque anni le organizzazioni e le persone che hanno partecipato agli Incontri europei hanno lavorato per portare anche nel nostro paese il bagaglio che di anno in anno si sedimentava: ciò soprattutto in riferimento al concetto di partecipazione delle persone che hanno avuto esperienza della condizione di povertà ed esclusione sociale.Tuttavia, la delegazione italiana ha sentito, poi, il bisogno di lavorare a dei momenti collettivi di dibattito su povertà ed esclusione sociale, ma anche di acquisizione di consapevolezza su questi temi. C’era l’esigenza di riuscire promuovere gruppi attivi di discussione intorno ad alcune questioni, che potessero funzionare anche come momento di crescita e nei quali coinvolgere tutti coloro che avevano un interesse diretto rispetto alla povertà, quindi anche i cosiddetti poveri, la maggior parte delle volte esclusi da questo tipo di processi e dibattiti.
Per fare questo si sono organizzati vari momenti di incontro, ogni volta in una città diversa, proprio per dare la possibilità a tutti di partecipare (Avellino, Napoli, Roma, Bologna).Il più importanti di questi momenti è stato l’Incontro nazionale organizzato a Napoli (24 febbraio 2006), nel sud d’Italia, in quanto luogo anche simbolico rispetto ai diritti e ai bisogni dimenticati nel nostro sistema di welfare.A questo incontro, reso possibile grazie all’impegno volontario del CILAP EAPN Italia, della Federazione Città Sociale di Napoli e dalla Caritas diocesana di Avellino, hanno partecipato più di 100 persone, tra operatori del sociale e persone che vivono o hanno vissuto la povertà o il disagio sociale. E’ stato soprattutto un momento di scambio dal basso, a partire dai diritti che la Costituzione italiana afferma e delinea con precisione.
I temi
I temi più forti emersi dall’Incontro di Napoli e dai successivi momenti di scambio sono i seguenti.
a) Emerge la mancanza di una seria strategia nazionale di inclusione sociale, di una lotta radicale alle ingiustizie e alle discriminazioni, cioè di una politica sociale che non sia una mera risposta all’emergenza del momento, ma sappia rispondere alla rivendicazione di diritti effettivamente fruibili.
Rifiutiamo l’idea di un sistema di welfare residuale, riparatore ed elemosiniero, ma rivendichiamo l’esigenza di un nuovo patto di cittadinanza, che garantisca i diritti inviolabili, la dignità sociale dei cittadini, di tutti i cittadini. C’è bisogno di una politica sociale e di servizi alla persona che siano per tutti e non siano semplici strumenti di “contenimento” del disagio, che alla fine riproducono le medesime ingiustizie. Le politiche sociali possono essere un fattore di sviluppo e crescita economica e sociale di un paese e per questa ragione le risorse vanno investite proprio in questi settori, che possono ridare alla società nella quale viviamo il senso di una comunità.
b) La povertà è sicuramente in trasformazione e negli ultimi anni, con il venir meno di tante reti di protezione sociale vediamo crescere nuove forme della povertà e dell’esclusione. Si tratta di avere accesso a diritti fondamentali, ma anche di cambiare atteggiamento culturale rispetto a questi temi, perché la povertà non è solo la mancanza di risorse economiche, ma anche la mancata opportunità di accesso alla piena cittadinanza sociale.
c) Detto questo, è urgente affermare che garantire alcuni diritti di base, non quelli minimi, ma quelli che rappresentano appunto la pre-condizione per l’accesso alla piena cittadinanza sociale delle persone, rappresenta il punto da cui ripartire. Tali diritti possono essere così esemplificati:
- l’accesso a condizioni abitative dignitose.
La casa è un diritto primario senza il quale non si accede ai più elementari diritti: il voto e l’assistenza sanitaria, per esempio.
La precarietà abitativa, dettata dai costi sempre più alti a carico delle persone e delle famiglie, sfocia spesso in sistemazioni di fortuna, case abusive o occupate, nelle quali peraltro i problemi sociali si amplificano e si perpetuano. Senza contare il crescente numero di persone che finisce sulla strada e che da questa esperienza potrebbe non riuscire più ad uscire.
Occorre pensare a politiche di accesso alla casa che prevedano, ad esempio, prestiti o disponibilità di fondi agevolati a questo scopo, per coloro che non riescono ad accedere al credito.
Occorre pensare ad un piano di case popolari, che possa rispondere alle situazioni di maggiore fragilità economica o fungere da luogo di passaggio per coloro che, solo momentaneamente, si trovano in una condizione di disagio abitativo.
- reti di protezione che garantiscano le persone e le famiglie.
Assistiamo sempre più spesso ad episodi di cronaca, che ci mettono di fronte a situazioni di estremo disagio, di cui spesso i bambini delle cosiddette famiglie multiproblematiche sono le prime vittime.
La Costituzione italiana garantisce il diritto all’assistenza sociale.
Una rete di servizi alla persona dovrebbe però essere dotata di risorse tali da non garantire la semplice gestione delle emergenze sociali: quando esse si evidenziano come emergenze, infatti, spesso è già tardi per poter intervenire efficacemente.
Il nostro sistema di welfare si è impoverito negli anni delle risorse necessarie al suo funzionamento ordinario . Solo con risorse adeguate si può garantire, ad esempio, l’adozione sociale di un bambino alla nascita, che vuole significare non lasciare sola, di fronte all’arrivo di un figlio, una famiglia, che già affronta al suo interno problematiche sociali rilevanti.
Questo perché la comunità nel suo insieme non può disinteressarsi di quanto accade ai suoi membri e deve investire sulle persone, affinché si prevenga il disagio piuttosto che curarlo.
Non si può non far riferimento alla mancanza in Italia di una misura di contrasto alla povertà a livello nazionale, quale potrebbe essere il reddito di cittadinanza, come strumento necessario di integrazione al reddito in situazioni date.
Non si può tacere che anche nel nostro Paese, ci sono interi pezzi di società che sfuggono a qualsiasi intervento pianificato dallo stato sociale, che vanno ben oltre la soglia della povertà economica.
Non si possono tacere, ad esempio, situazioni come quelle dei bambini che crescono in carcere con le loro madri detenute.
Va aggiunto, infine, che i servizi di cui la comunità nel suo insieme e non solo i poveri, hanno bisogno necessitano di progettualità e continua valutazione, affinché se ne monitorino i risultati.
Dalle testimonianze raccolte è evidente che la riuscita di un percorso di inclusione sociale dipende dalle opportunità e dai servizi disponibili, ma anche dal fatto che tali servizi siano centrati sulle persone e non diano risposte già predeterminate. Le persone raccontano che sono potute uscire da una condizione di disagio anche estremo, laddove i servizi cui si rivolgevano davano loro la libertà di poter scegliere del loro futuro, in una condizione di parità e non di sottomissione. In questi casi, le persone riescono a ritrovare una motivazione e spesso diventano esse stesse veicolo di inclusione per altre.
- condizioni di lavoro dignitose.
La precarizzazione del lavoro fa si che un lavoratore senza diritti sia un lavoratore povero. La realtà del lavoro nero, ad esempio, sempre sotto pagato, si regge proprio sulle categorie più deboli e perpetua una condizione strutturale di illegalità.
- uguale cittadinanza per la popolazione immigrata.
I problemi che derivano dal far parte della popolazione immigrata sono evidenti. Oltre alle implicazioni dovute alla regolarità o meno del titolo a soggiornare in Italia, è evidente che l’accesso ai diritti fondamentali, quando è negato, costruisce ostacoli insormontabili: essi creano povertà non solo economiche, ma anche un sentimento di espulsione più generale dalla società nella quale ci si vorrebbe inserire come individui, prima ancora che come cittadini di un altro Stato. La condizione, poi, di irregolare determina una situazione di invisibilità di queste persone, cui è molto difficile far fronte, specie in situazioni nelle quali esse soffrono problemi di salute seri.
Conclusioni
Per approfondire il dibattito sui temi della povertà siamo partiti dai diritti sociali che garantisce la Costituzione italiana, che è alla base della nostra democrazia.
Ma un sistema democratico è sempre più debole quando ci sono persone che non riescono ad accedere nemmeno ai più elementari diritti di cittadinanza. Parliamo di persone senza dimora, rom, immigrati, famiglie che vivono in condizioni di estremo degrado in molte periferie delle nostre città e così via. I luoghi della povertà sono molteplici e non solo di quella economica, ma anche culturale e morale. Allora, qualcuno ha detto che è giusto riappropriarsi della democrazia, riappropriandosi anche del diritto alla rabbia, quando ci capita di incontrare situazioni di ingiustizia sulle quali intervenire.
Bisogna colmare questa frattura perché è ormai evidente che la crescita economica – quando c’è, e questo non è stato vero per l’Italia in questi ultimi anni - non per forza ha effetto sulla povertà, ma le politiche di riduzione della povertà possono invece avere effetto sulla crescita economica. E’ questa una considerazione che, al di là di tutte le altre pur importanti, che abbiamo accennato, dovrebbe caratterizzare anche i prossimi Piani di Azione Nazionale per il periodo 2006-2008.
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