
A cura di Cilap Eapn Italia
Anche quest’anno ci stiamo preparando ad andare a Bruxelles per il prossimo Incontro europeo delle persone in povertà. Per due giorni, il 10 e 11 maggio prossimi, i sei componenti della delegazione italiana scambieranno le loro opinioni, i loro problemi, le buone e cattive pratiche messe in essere nel nostro paese con più di 250 persone, tra persone che vivono ora o hanno vissuto in passato la povertà e l’esclusione sociale e operatori del settore, in un confronto diretto con i rappresentanti delle istituzioni europee e alcuni rappresentanti di quelle nazionali.
documento Eapn Feantsa - Rapporto sulla casa - Programma seminario a Trento
Il titolo dell’incontro quest’anno è: “Senza dimora e diritto alla casa in tempi di crisi – Basta un
tetto per sentirsi a casa nell’UE del 2012?”. La prima e immediata risposta dei sei delegati italiani e del gruppo di lavoro che ruota intorno ad essi è stata: “No, avere un tetto non basta, ma almeno datecene uno, tanto per cominciare!”.
Mai come quest’anno si respira intorno a noi – e dentro di noi – tanta sfiducia: sempre più persone sono senza casa e vivono in condizioni precarie, i senza dimora aumentano (non c’è bisogno di statistiche ufficiali, basta guardarsi intorno, basta chiedere agli operatori dei centri di accoglienza), aumenta il numero di chi non può permettersi di pagare l’affitto o il mutuo, aumenta il numero di coloro ai quali non viene data una casa perché stranieri, perché discriminati per razza, identità di genere, età, orientamento sessuale a cui viene negato un alloggio sia in affitto che in centri di accoglienza". Aumentano le famiglie italiane che si rivolgono ai centri CARITAS o simili per mangiare o vestirsi, dovendo scegliere tra avere un tetto, mangiare o vestirsi. Aumentano i senza lavoro, aumentano gli scoraggiati – chi un lavoro neanche lo cerca più - i precari sono sempre più precari, non si formano nuove famiglie, i giovani non riescono a immaginare un futuro. Come ha detto recentemente una giovane ragazza di 17 anni intervistata dal telegiornale di RAI 2: “Io, al momento, non ho sogni”. E può esserci cosa peggiore che non avere sogni a 17 anni?
Tutto questo succede senza che il nostro governo sembra andare oltre l’orizzonte del pareggio di bilancio, facendo pagare gli sbagli del passato a chi non ha colpa alcuna, lasciando più o meno tranquilli – almeno fino ad oggi - chi invece ha responsabilità enormi e, in questi anni di sperpero, si è o ha continuato a arricchirsi.
Sembra poi che le politiche sociali e di coesione dell’Unione europea , aldilà delle tante belle parole, siano sempre più distanti dalle necessità di chi la abita. Sembra sia finita la visione, la volontà che spingeva l’Unione a cercare con forza di arrivare a un Modello Sociale Europeo che, rispettoso delle diversità e tradizioni dei vari stati membri, convergesse verso un obiettivo comune fatto di diritti rispettati, di benessere diffuso e condiviso, di solidarietà e cooperazione.
Mai come ora, il prossimo Incontro europeo sarà un’occasione per dire forte e chiaro alle istituzioni europee che stanno sbagliando, che alle parole devono seguire i fatti, che devono prendere sul serio quanto va preso sul serio, che non aver affrontato la povertà è uno dei primi motivi che ha portato alla crisi devastante che oggi viviamo.
Mai come ora andiamo a dire che le scelte fatte e che si stanno facendo aumentano la povertà. Andremo a dire – e non saremo certo soli - che è ora che si sveglino, che ci ascoltino, che facciano le cose giuste. Andremo a dire che tutti hanno diritto a un reddito minimo decente, a un lavoro di qualità, a servizi sociali efficienti e accessibili a tutti, all’acqua all’elettricità a un tetto dignitoso alla salute ai trasporti. Chi ha sbagliato e oggi paga il prezzo più alto della povertà, cioè la prigione, deve poter vivere il periodo di reclusione in carceri dignitose, non sovraffollate in maniera indegna per un paese civile, deve poter avere la possibilità di un lavoro e una casa e un aiuto reale una volta scontata la pena. I bambini non devono stare in prigione con le proprie madri (sono circa 65 in Italia i bambini costretti a vivere in questo modo) perché, come dimostrato anche dalle buone pratiche anche italiane, un’alternativa è possibile.
Non abbiamo mai pensato che gli Incontri europei delle persone in povertà fossero la panacea per ogni male ma siamo perfettamente consapevoli che è un’occasione, forse unica, per far ascoltare la nostra voce, per poter incidere, anche minimamente, nelle politiche future che riguardano noi da vicino ma che, a ben vedere, riguardano tutta la società.
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