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Sintesi XI incontro Pip

XI incontro PIP

L’11° Incontro europeo ha radunato oltre 150 delegati (persone con esperienze dirette di povertà e/o di senza fissa dimora) da 30 paesi per riflettere sul tema Povertà/Diritto alla casa da tre diversi punti di vista: l’impatto della crisi, esempi pratici e raccomandazioni politiche. I delegati hanno scambiato opinioni e riflessioni con rappresentanti dei ministeri nazionali, con la Commissione europea, con il Comitato europeo economico e sociale, con accademici, ricercatori e Ong sociali.

Dichiarazioni dei delegati
Le persone in povertà hanno introdotto l’11° Incontro europeo con una dichiarazione rivolta a tutte le istituzioni europee.
I delegati all’11° Incontro europeo delle persone in povertà mostrano il cartellino rosso alle istituzioni europee
Questo è l’undicesimo incontro europeo delle persone in povertà.
Ma quest’anno, più che le volte precedenti, noi ci sentiamo abbandonati da coloro che dichiarano di essere dalla nostra parte, che dichiarano di lavorare per noi e con noi.
Un numero sempre crescente di persone risulta senza dimora e vive in condizioni precarie; un sempre crescente numero di persone sta perdendo la propria casa perché non è più in grado di pagare l’affitto o il mutuo; un sempre crescente numero di persone è senza casa per cause di carattere discriminatorio.
Ovunque la disoccupazione sta crescendo, i lavoratori sono sempre più insicuri, i giovani non possono immaginare un futuro.
Tutto ciò accade perché i governi degli stati membri e le istituzioni europee non guardano oltre il pareggio dei bilanci pubblici.
Abbiamo la sensazione che i leader europei abbiano perso di vista gli obiettivi intorno ai quali fu fatta nascere l’Unione europea 60 anni fa: obiettivi che includevano il rispetto dei diritti, un diffuso benessere materiale e sociale, la solidarietà e la cooperazione.
Le politiche attualmente messe in atto per combattere la crisi economico-finanziaria stanno contribuendo a creare maggiore povertà ed esclusione sociale.
Abbiamo diritto a un reddito minimo adeguato, a un lavoro di qualità, a servizi sociali efficienti e

accessibili, all’acqua, all’elettricità e a un posto dignitoso dove vivere in salute.
Non abbiamo mai pensato che gli incontri europei delle persone in povertà siano la soluzione di tutti i problemi. Ma sappiamo che essi rappresentano un’occasione unica per fare sentire la nostra voce, per influenzare, con le nostre proposte, l’orientamento delle politiche che ci riguardano da vicino ma anche per stimolare il coinvolgimento dell’intera società.
Noi vogliamo una vera strategia europea per l’inclusione che preveda azioni significative a livello locale, nazionale ed europeo capaci di mantenere gli impegni europei in merito alla riduzione della povertà. In quanto persone direttamente colpite da fenomeni di povertà e di esclusione sociale vogliamo partecipare alle decisioni che riguardano le azioni da mettere in moto nonché essere coinvolti nella realizzazione e nella valutazione di tali azioni. Noi chiediamo investimenti finanziari adeguati per sostenere queste azioni.
Vogliamo essere ascoltati e visti in uno spazio pubblico, ecco perché oggi uno o due delegati da tutte le delegazioni lasceranno l’incontro per riunirsi davanti al palazzo del Consiglio d’Europa mostrando il cartellino rosso a tutti i leader dell’Unione europea e lasciando loro i nostri messaggi.
Video : http://www.youtube.com/watch?v=ZH71bDQ8_rw&feature=youtu.be

Assemblea plenaria di apertura – osservazioni introduttive

Jesper BRASK FISCHER, Vice Segretario Permanente, ministero degli Affari Sociali – Danimarca ricorda ai delegati che la legislazione sociale comune a livello di Unione europea è poca ma che il processo – il metodo aperto di coordinamento (MAC) – ha permesso ai paesi di imparare in merito alle sfide e agli obiettivi comuni. Inoltre, la nuova strategia “Europa 2020” mette l’inclusione sociale e la riduzione della povertà accanto alla crescita economica e alla creazione di lavoro così come l’UE sta cercando di ottenere.
Ma il numero delle persone a rischio di povertà nell’UE è cresciuto di 2 milioni nel biennio 2009/2010.
E’ indispensabile avere risorse sufficienti per attuare nuove iniziative e stabilire metodologie misurabili come parte delle strategie per combattere la situazione dei senza dimora.

László ANDOR, Commissario europeo per l’Occupazione, gli Affari Sociali e l’Inclusione ha evidenziato che il messaggio proveniente dalle recenti elezioni attraverso il continente è che l’Europa deve cambiare il suo modo di agire e che l’insieme delle misure di austerità adottate non sono ulteriormente accettabili. E’assolutamente necessario attivare a una modalità più intelligente per conseguire il consolidamento fiscale.
“Europa 2020” si prefigge di far uscire almeno 20 milioni di persone dalla povertà e dall’esclusione sociale entro il 2020. Due anni fa, eravamo stati criticati per non essere stati abbastanza ambiziosi. Adesso si dice che l’obiettivo non appare realistico. Ma è irrealistico soltanto se non saremo in grado di ripristinare opportunità per la crescita soprattutto nei paesi con livelli record di disoccupazione.
Abbiamo bisogno di ritrovare una nuova solidarietà tra i paesi, così come occorre ritrovare solidarietà all’interno dei paesi allo scopo di finanziare i servizi sociali necessari.
La Commissione europea ha una capacità molto limitata di intervenire nelle politiche sociali degli stati membri ma i finanziamenti europei continueranno a sostenere gli sforzi tesi a identificare le cause del fenomeno dei senza dimora e le migliori soluzioni pratiche, inclusa la valutazione degli approcci innovativi. Abbiamo urgente bisogno di mettere in discussione quelle politiche sbagliate che criminalizzano i senza dimora e verificare come il lavoro dell’UE per l’integrazione dei Rom e contro la povertà infantile può integrarsi con il problema della casa e con la situazione dei senza dimora.
Occorre fare più prevenzione in relazione ai senza dimora, compresa la revisione dei regolamenti finanziari che sono una delle cause del fenomeno. Occorre inoltre esaminare l’impatto delle politiche sanitarie, di quelle a sostegno all’occupazione, di aiuto alimentare, di diritti umani, di sviluppo regionale ecc. Per sostenere questi sforzi la Commissione ha proposto che almeno il 20% del totale del FSE sia destinato all’inclusione sociale.

Maggie DE BLOCK, Segretario di Stato belga per l’Integrazione Sociale e la Lotta contro la Povertà ha evidenziato come in Belgio si stanno cercando nuovi modi per approvare le riforme strutturali necessarie per creare posti di lavoro e per assicurare la crescita cercando, nello stesso tempo, di ridurre le spese.
Per  riuscire a elaborare politiche consistenti e coerenti è essenziale che le istituzioni ascoltino le persone con esperienza di povertà. Anche per questo è importante che gli incontri europei delle persone in povertà continuino, fino a quando la povertà non sarà debellata.
Come ribadito nelle Conclusioni del Consiglio nel 2010, per combattere il fenomeno dei senza dimora, serve un coordinamento delle politiche europee.

Dominique PION, Delegata francese al 10mo incontro europeo delle persone in povertà ha ribadito quanto questi incontri siano importanti per le persone più vulnerabili e per le persone in povertà.
Ma purtroppo fino ad ora le risposte date alle tematiche e alle raccomandazioni fatte dai delegati sono state così deboli da rendere impossibile capire i passi avanti fatti da un anno all’altro: l’assenza dei rappresentanti politici a questi incontri ci sembra essere una mancanza di rispetto.
Rimane comunque vero che questo tipo di azioni favoriscono la partecipazione diretta e permettono l’elaborazione di messaggi condivisi. E’ importante che si continui a organizzare questi incontri per tenere aperto un canale con i politici e con i funzionari.

Presentazioni creative – la realtà delle persone in povertà in Europa
Come negli anni precedenti, le delegazioni nazionali sono state invitate a preparare delle “presentazioni creative” che raccontassero la realtà della povertà. Le presentazioni si sono concentrate sul tema dell’anno: i senza dimora e il diritto alla casa in un momento di criso economica. I delegati hanno presentato slide, film, video e giochi di ruolo.
http://www.eapn.eu/en/news-and-publications/news/eapn-news/11th-european-meeting-of-people-experiencing-poverty-homelessness-and-housing-rights-in-the-context-of-the-crisis

Gruppi di lavoro e dibattito
I delegati si sono divisi in sei gruppi di lavoro per scambiare esperienze, riflessioni e idee su tre temi di fondo:
1.     Quali sono oggi, paragonate al 2008, anno prima della crisi,  le principali differenze in relazione ai senza dimora e alla violazione del diritto alla casa?
2.     Quali le buone e cattive pratiche rispetto ai senza dimora e alle violazioni del diritto alla casa?
3.     Quali le migliori politiche a livello locale, regionale, nazionale ed europeo per superare il fenomeno dei senza dimora e le violazioni del diritto alla casa?
Dopo questo lavoro comune, i delegati si sono incontrati con i rappresentanti di importanti istituzioni europee per un momento di approfondimento e dibattito sui risultati dei gruppi.

I principali messaggi
Sulla realtà della povertà, dei senza dimora e dell’esclusione dal diritto alla casa
•    Tutti possono diventare dei senza dimora o poveri: le cause della povertà e del fenomeno dei senza dimora possono toccare tutti, causati dalla perdita del lavoro a da problemi fisici o mentali, dalla rottura dei legami sociali e familiari alle logiche - ma non etiche - conseguenze di azioni da parte di banche e padroni di casa che non sono sottoposti ad alcun vincolo.
•    La discriminazione è un problema enorme: coloro che vivono in modi non convenzionali o che abitano in case non perfette, coloro che in passato sono stati in carcere o hanno vissuto lunghi periodi di disoccupazione si scontrano con grandi pregiudizi e discriminazioni quando cercano un alloggio. Una discriminazione che diventa doppia se sei un disabile, un rom, un immigrato (con o senza documenti), se sei un genitore solo, se appartieni a una minoranza etnica.
•    La crisi ha creato nuovi gruppi di persone a rischio: i giovani che non riescono a trovare un lavoro, gli anziani che vedono erosi i loro risparmi e le loro pensioni, il numero sempre crescente di persone di “classe media” che si indebita eccessivamente o che non riesce più a pagare il mutuo della casa... tutto questo dimostra che oggi abbiamo di fronte nuovi gruppi a rischio di povertà e di essere esclusi dal diritto alla casa.
•    Le autorità devono smettere di combattere i poveri: troppo spesso le autorità sembrano più interessate a nascondere o combattere i poveri e i senza dimora criminalizzando l’utilizzo degli spazi pubblici, evacuando quei territori dove le persone dormono all’agghiaccio, evacuando le case occupate senza offrire soluzioni alternative. Non si devono criminalizzare i poveri per il solo fatto che sono poveri!
•    Essere senza casa ed essere escluso dal diritto all’alloggio provocano povertà, esclusione sociale, disoccupazione, problemi sanitari ecc. ma sono cause e anche sintomi: la mancanza di un alloggio sicuro e stabile mina la capacità delle persone di mantenere o trovare un lavoro, di rimanere in buona salute, di accedere ai diritti, di vivere dignitosamente e contribuire al benessere della società. Sono due fattori che contribuiscono al perpetuarsi del circolo vizioso dell’esclusione.
•    La mancanza di alloggi sociali è drammatica: in molte parti d’Europa chi non ha accesso a un lavoro decente o a un reddito minimo adeguato deve aspettare così a lungo per poter avere una casa popolare che, quando finalmente la ottengono, gli ostacoli da superare per ricostruirsi una vita dignitosa si sono nel frattempo decuplicati. Mancano alloggi popolari e non si dà priorità di accesso ai senza dimora.
•    Il mercato privato degli affitti non è sufficientemente regolato o incentivato per poter rappresentare una soluzione adeguata: affitti troppo alti, padroni di casa pieni di pregiudizi, mancanza di protezione legale: le persone vulnerabili a rischio di povertà e di esclusione sociale spesso non hanno la possibilità materiale di rivolgersi al mercato privato e non sono protetti in caso di alloggi non consoni o in caso di sfratto.
•    I dormitori non sono una soluzione a lungo termine: molti degli sforzi per offrire un alloggio temporaneo sono solo andati a tamponare momentaneamente situazioni di grande difficoltà e non sono in grado di garantire il sostegno necessario per consentire di traslocare in case dignitose. Sono solo serviti per istituzionalizzare molti senza dimora.

Cosa serve, cosa bisogna fare
•    L’accesso alla casa è un diritto umano di base che deve essere rispettato: i tanti accordi internazionali, le tante dichiarazioni delle diverse istituzioni dell’UE e le Costituzioni di alcuni stati membri riconoscono la casa quale un diritto. Bisogna fare di più sia su scala europea che nazionale per garantire che questo diritto di base sia rispettato e che sia parte integrante di tutti gli altri diritti ad esso connessi come il diritto alla salute o all’istruzione.
•    Il concetto di “prima di tutto la casa” va esplorato ulteriormente: per molti senza dimora è meglio e più efficace, in termine di costi, avere una sistemazione adeguata prima per poi risolvere i tanti problemi invece che cercare di risolvere prima i problemi mantenendo la persona in una condizione abitativa precaria o inadeguata. Rimane però il fatto che l’approccio “prima di tutto la casa” non deve essere utilizzato per smantellare i servizi di emergenza o per costringere le persone ad accettare condizioni di alloggio inadeguate ai loro bisogni.
•    La complessità del fenomeno dei senza dimora e dell’esclusione abitativa richiedono soluzioni integrate: “prima di tutto la casa” non vuol dire “solo la casa” essendo infatti essenziale aiutare i più vulnerabili e i senza dimora a poter usufruire di tutti quei servizi, dalla sanità all’istruzione al lavoro al reddito minimo e a tutti quei servizi di cui hanno bisogno.
•    Finirla con l’obbrobrio dei tanti palazzi non occupati e che potrebbero dare un tetto a milioni: basterebbe un po’ di volontà politica per impedire agli speculatori immobiliari di lasciare inoccupati un gran numero di case mentre tanti non sanno dove andare a vivere. Gli investimenti sociali potrebbero essere aumentati da una maggiorazione sostanziale delle tasse sui palazzi e gli appartamenti vuoti.
•    Tutti i servizi devono convergere in uno sportello unico al servizio dei senza dimora: le difficoltà burocratiche contro cui si scontrano le persone in povertà quando si tratta di accedere ai servizi per la casa, la salute, il lavoro ecc. non possono costituire un’altro ostacolo. Sono necessari sportelli unici che coprano tutti i servizi.
•    I senza dimora e coloro che hanno difficoltà di alloggio devono essere coinvolti nelle decisioni che influiscono direttamente sulla loro vita: per preservare la dignità e migliorare i servizi è essenziale che le persone siano aiutate affinché possano intervenire nel processo decisionale delle politiche messe in atto per migliorare la loro condizione.
•    Strategie per la casa e per i senza dimora: bisogna sviluppare ulteriormente quelle strategie integrate per la casa e per i senza dimora che hanno dimostrato la loro efficacia a livello locale, nazionale, regionale ed europeo. I senza dimora e i poveri devono poter partecipare alla loro realizzazione.

Il messaggio principale dei delegati è che ne hanno abbastanza di misure per combattere la crisi economica che stanno solo creando più povertà e più esclusione sociale.
E’ arrivato il momento per l’UE di mettere in cantiere strategie adeguate che rispondano alle necessità dei senza dimora e degli esclusi, strategie che diano risultati concreti e non siano fatte solo belle parole.
E’ anche urgente poter contare su dati certi e su una migliore comprensione della realtà delle persone a rischio abitativo o dei senza dimora. Bisogna usare i Fondi Strutturali Europei per ridurre la povertà e il numero dei senza dimora.


Sessione di chiusura – conclusioni

Joan BURTON, Ministro irlandese per la Protezione Sociale ha ribadito che gli interventi dei delegati sono un chiaro richiamo al rispetto della dignità dell’Essere Umano.
E’ facile per molti di coloro che oggi sono ai vertici delle istituzioni dimenticare quello che anche per loro una volta era lampante. Questa è la ragione per cui oggi è così importante incoraggiare e sviluppare un partenariato strutturato tra i decisori politici e le persone in povertà al fine di arrivare a politiche sociali eque.
Le soluzioni devono essere trasversali e metter mano alla povertà e all’esclusione abitativa cogliendone tutti gli aspetti. Le altre politiche, oltre a quelle per l’inclusione o la protezione sociali, hanno un ruolo molto importante in tutto questo.
Durante la sua Presidenza (gennaio - giugno 2013) l’Irlanda farà di tutto per promuovere il raggiungimento dell’obiettivo concordato tra gli stati membri di riduzione della povertà e metterà sotto i riflettori l’importanza che può avere un approccio europeo per riuscire a sconfiggere la povertà. Migliorare la condizione dei gruppi vulnerabili, dei bambini, dei genitori soli, dei disabili, delle famiglie a basso tasso lavorativo è una delle priorità che si è data la Presidenza irlandese: l’Irlanda porterà questo tema all’attenzione del Consiglio europeo che si terrà durante la sua Presidenza e organizzerà il 12mo Incontro europeo delle persone in povertà.
Lauris Beets, Presidente del Comitato per la Protezione Sociale ha riconosciuto che l’UE sta chiaramente attraversando un periodo difficile e che le prospettive sono tutt’altro che rosee.
Il monitoraggio del Comitato per la Protezione Sociale ha confermato che la crisi ha allontanato la realizzazione degli obiettivi che l’UE si era data in relazione alla riduzione della povertà entro il 2020; gli indicatori di povertà e inclusione sociale mostrano che stiamo andando nella direzione sbagliata. Le persone a rischio di povertà e di esclusione sociale aumentano e, tra i gruppi a rischio, sono sempre più coloro che cadono sempre più in basso. L’accesso ai servizi sociali e sanitari essenziali è peggiorato in un momento in cui aumentano le richieste di cura.
Il Comitato per la Protezione Sociale promuove la cooperazione nel settore della protezione sociale tra gli stati membri con la Commissione e, in questo contesto, sono necessarie incentivi e opportunità in grado di ridurre la disoccupazione di lunga durata anche se non basta.
La crisi economica e finanziaria ha messo sotto il riflettore il ruolo essenziale dei servizi sociali. Mantenere livelli adeguati di sostegno al reddito è uno strumento efficace per prevenire la precarietà e l’esclusione sociale e, quindi, riducendo gli effetti peggiori della crisi.
Bisogna porre attenzione alla qualità delle misure prese per il consolidamento fiscale che devono rispondere ai bisogni sociali di tutte le generazioni e preservare la capacità della protezione sociale di alleggerire i colpi inferti dagli shock economici sia a breve che a lungo termine. Il controllo della spesa per la protezione sociale non è la sola condizione per la crescita e, dopo tutto, non è certamente questa la spesa che ha causato la crisi che oggi stiamo vivendo.
Il Comitato per la Protezione Sociale ha già messo l’accento sulla mancanza di alloggi e i tanti problemi dei senza dimora nel Rapporto congiunto sulla protezione sociale e l’inclusione sociale del 2010. Uno dei messaggi principali verteva proprio sull’importanza di mettere in essere strategie integrate per la costruzione di società sostenibili e coese. Il Comitato studierà come il Metodo Aperto di Coordinamento può aiutare a rafforzare l’attenzione su questi temi. Le tante discussioni di questa conferenza entreranno a far parte della nostra riflessione e, speriamo, potranno condurre a qualche risultato concreto prima del prossimo Incontro europeo.
Ludo HOREMANS, Presidente della Rete europea contro la povertà (EAPN)
Nel 2010, Anno europeo contro la povertà, EAPN, partendo dalle raccomandazioni scaturite dagli ultimi cinque Incontri delle persone in povertà, ha fatto il punto su cosa era stato fatto. Abbiamo scoperto che siamo molto lontani da qualsiasi progresso reale.
Molti delegati sono sempre più frustrati dai pochi passi in avanti fatti, altri sono sempre più scoraggiati a causa di politiche che, per uscire dalla crisi, mettono in essere solo misure di austerità che colpiscono le persone e i poveri - che nulla hanno fatto per provocare la crisi - mentre lasciano tranquilli, o quasi, i veri responsabili.
E’ sicuramente un segnale positivo il fatto che tanti rappresentanti della Commissione abbiano partecipato e discusso  con i delegati e che, di conseguenza, la relazione tra questi e la Commissione ne esca rafforzata. Ma, non dobbiamo pensare che la Commissione possa fare tutto. Le decisioni sono prese dai ministeri nazionali ed è quindi importante che le raccomandazioni che abbiamo presentato li raggiungano.
E’ importante avere un posto dove vivere, ma è ancora più importante avere un posto che possiamo chiamare “casa” dove poter vivere dignitosamente. Per questo è importante avvicinarsi al problema tenendo presente tutti i bisogni dei senza dimora, cominciano con servizi sociali e sanitari di prima qualità. Nel cercare soluzioni appropriate è anche importantissimo ascoltare ciò che hanno da dire le persone in povertà, attraverso un dialogo strutturato,  non solo “quando capita”.
E’ bene sapere che la Presidenza irlandese è disponibile a organizzare il prossimo Incontro europeo delle persone in povertà ma il lavoro non si ferma qui. Abbiamo bisogno di azioni protratte nel tempo, abbiamo bisogno di coinvolgere i poveri in un processo strutturato che ci aiuti a trovare le soluzioni giuste. E poi dobbiamo riflettere se non sia il caso di inserire più “azione” nell’agenda di questi Incontri.
Infine, è veramente importante sostenere la proposta della Commissione di devolvere il 20% del Fondo Sociale Europeo a misure per l’inclusione sociale. EAPN sta lanciando una Campagna affinché i nostri Capi di Stato e di Governo si rendano conto di quanto la faccenda sia importante perché l’UE uscirà dalla crisi solo se saprà fare investimenti sociali importanti.
Freek Spinnewijn, Direttore di FEANTSA, la Federazione europea delle organizzazioni nazionali dei senza dimora
Anche in mancanza di dati certi, sappiamo bene che la mancanza di alloggi e il fenomeno dei senza dimora sono problemi molto grandi; sappiamo che diversi milioni di persone si trovano in questa condizione; sappiamo che tanti usano i servizi per i senza dimora.
Le raccomandazioni scaturite da questo Incontro dovrebbero essere prese in seria considerazione. La Commissione ha affermato che in alcuni paesi la questione è diventata prioritaria ed è stata di conseguenza inserita nei Piani Nazionali di Riforma: un chiaro segnale che gli stati membri vedrebbero con favore un ruolo più importante dell’UE in questo campo.
Un ruolo che è stato chiesto da più parti: da una risoluzione del Parlamento europeo, dal Rapporto congiunto sulla protezione sociale e l’inclusione sociale approvato nel 2010 dal Consiglio, dai rapporti dal Comitato Economico Europeo e dal Comitato per la Protezione Sociale e da quello delle Regioni, dai risultati della Conferenza di Consenso europea sui senza dimora organizzata dalla Presidenza del Belgio nel 2010. C’è un accordo unanime sul fatto che sia necessario agire. E ora è arrivato il momento di farlo.

Allegato 1 – eventi collaterali
Tutti i delegati sono stati invitati a prendere parte a uno dei due eventi collaterali alla conferenza organizzati nel pomeriggio dell’11 maggio 2012. I due brevi rapporti che seguono ne offrono uno spaccato.

Primo evento collaterale
•    Organizzato da: EUH (Sindacato europeo dei senza dimora) e HOPE (Senza dimora nelle stazioni europee)
Presentazione delle due organizzazioni organizzatrici: EUH e HOPE. EUH è una rete informale di senza dimora composta dalle organizzazioni di cinque paesi europei: Armutsnetzwerk, Germania; Á VarosMindenkié, Ungheria; Comité Des Sans Logis, Francia; DaklozenAktieKommitee, Paesi Bassi e Front Commun SDF, Belgio. HOPE è un progetto transnazionale per il miglioramento delle condizioni di vita e l’accompagnamento dei senza dimora che vivono nelle stazioni europee. I partner di HOPE includono le stazioni ferroviarie di Lussemburgo, Spagna, Italia, Germania, Belgio, Polonia e Francia.
Maarten Loopmans, dell’Università Cattolica di Lovanio, ha tenuto una relazione su ‘Senza dimora sotto pressione: gentrificazione, ristrutturazione dei centri urbani e diritto selettivo alla città” affermando che il processo di gentrificazione fa sì che sia il mercato a determinare l’uso degli spazi pubblici attraverso politiche di privatizzazione che vietano ai senza dimora di utilizzarli e mettendo a rischio, prima di tutto per i gruppi più marginali, il diritto di tutti ad utilizzare la città.
Durante il dibattito che ha seguito la presentazione del professor Loopmans, la maggior parte dei partecipanti ha concordato, in linea di massima, che la priorità rimane comunque il diritto alla casa e la lotta alla povertà anche se il diritto a utilizzare gli spazi pubblici è importante e che non dovrebbe essere precluso a nessuno. La maggioranza dei partecipanti si è altresì espressa sul fatto che i problemi di ordine locale – inclusa la criminalizzazione dei senza dimora – devono essere risolti in maniera concordata da tutti i livelli, locale, nazionale ed europeo.

Secondo evento collaterale
•    Organizzato da: La Strada e BRAVVO
LA STRADA (http://www.lstb.be/) è un’iniziativa a carattere regionale della Commission Communautaire del Comune di Bruxelles, nata nel 2008, per offrire una panoramica completa e una maggiore comprensione della condizione dei senza dimora che vivono in città offrendo, nel contempo, un punto di sostegno alle organizzazioni del settore. LA STRADA raccoglie i dati e le esperienze personali direttamente dai senza dimora, dai centri di accoglienza e dagli assistenti sociali. LA STRADA inoltre studia tutto quello che funziona bene o no in relazione alle politiche e ai servizi, offrendo uno spazio di discussione aperto a tutte le parti in causa. LA STRADA sta ora volgendo la sua attenzione al periodo invernale quando, di solito, ci si trova a rispondere a situazioni di emergenza che potrebbero invece essere pianificate in anticipo e sta cercando di pervenire a un miglioramento dei servizi attraverso la creazione di una piattaforma on-line.
BRAVVO http://www.bravvo.be/ è un’iniziativa locale della città di Bruxelles nata per aiutare quei giovani che passano il tempo negli spazi pubblici piuttosto che occuparsi della loro educazione o del loro futuro lavorativo. Il numero crescente di senza dimora nelle strade di Bruxelles ha fatto sì che BRAVVO abbia rivolto il proprio interesse anche ai gruppi e alle ‘comunità’ di senza dimora, contattandoli in modo diretto per discutere con loro sulla loro condizione, le loro difficoltà, le tensioni e i conflitti che vivono quotidianamente, cercando insieme una soluzione.
La discussione si è concentrata sulle cause comuni del fenomeno, sui modi di percepire i senza dimora da parte dell’opinione pubblica, sull’uso degli spazi pubblici e sul comportamento delle autorità. Si è posto l’accento sul fatto che, se da una parte, non potranno mai esserci dati perfetti sul fenomeno e che ogni caso – anche se coinvolge una sola persona – è importante trovare una soluzione, dall’altra, i dati, benché imperfetti, possono essere utilizzati per chiedere un cambiamento di comportamento da parte delle autorità. I partecipanti hanno anche discusso su come poter offrire servizi specifici senza cadere in un “approccio ghettizzante” che separa i senza dimora dal resto della popolazione.

 

 

 

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