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on 01-07-2010 16:51
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di Giuseppe Brancaccio
Rosarno, San Nicola Varco, Ponticelli, Castelvolturno: diverse cose legano un piccolo paese, un villaggio in campagna, un quartiere della periferia di Napoli, una piccola città abusiva costruita dalla camorra su una delle spiagge più belle d'Italia. Questi luoghi si trovano tutti nel meridione d'Italia, sono piuttosto poveri se si considerano le statistiche ufficiali, conoscono la pressione della delinquenza organizzata sulla vita sociale ed hanno a che fare con l'immigrazione. In questi posti migliaia di immigrati – regolari e irregolari – hanno potuto per anni lavorare in nero e costruire baracche e alloggi di fortuna. Per anni migliaia di persone hanno subito quotidianamente violenza e umiliazioni senza essere adeguatamente difesi dalle istituzioni democratiche. Poi un giorno si è scatenata contro di essi una grande violenza: a Ponticelli la popolazione dà fuoco alle baracche dei rumeni, molti dei quali Rom. A Castelvolturno sei immigrati africani, del tutto estranei alla delinquenza vengono uccisi per intimidire la numerosa comunità nera.
A San Nicola Varco nella provincia di Salerno magistratura, polizia e governo regionale decidono di radere al suolo una baraccopoli dove trovavano riparo circa 600 lavoratori agricoli, senza offrire loro nessuna assistenza o soluzione alternativa. Molti sono lavoratori regolari, nel blitz perdono tutte le poche cose che avevano, sono disperati ed indignati e mostrano inutilmente ai circa 300 poliziotti e carabinieri che circondano il campo il permesso di soggiorno. Tutto inutile, alcuni vagano per settimane nelle campagne senza nessuna assistenza pubblica. A Rosarno gli africani, che lavorano alla raccolta delle arance in condizioni degradanti, reagiscono all'ennesima aggressione subita con una protesta di piazza: la gente del paese non tollera che i neri possano protestare ed ha inizio una vera e propria caccia all'uomo. Per tre giorni le forze dell'ordine non riescono a controllare la situazione, alla fine i feriti accertati sono circa 70, alcuni immigrati sono gravi, i circa mille lavoratori africani spariscono dalla zona, alcuni fuggono da soli, altri sono trasportati dalla polizia nei centri di identificazione. Alcune immagini di queste violenze sono state diffuse dai network informativi nazionali ed internazionali ed hanno suscitato reazioni molto differenti. In Italia da molte parti si è affermato che la violenza contro gli immigrati è una “fisiologica” reazione all'eccessivo numero di stranieri ed all'immigrazione clandestina. E' una tesi inquietante, abbracciata anche da giornali e mezzi di informazione tradizionalmente prudenti e moderati, sostenuta da politici e da uomini di governo. La presenza degli immigrati, quando genera forme di contaminazione culturale, rappresenterebbe una minaccia alle identità locali e a quella nazionale. Si sono moltiplicate negli ultimi anni le aggressioni di carattere razzista un po' dappertutto, ad opera di giovani ma anche di persone in età matura, gli episodi di intolleranza religiosa, le ordinanze comunali volte a rendere più penosa la vita di chi è stato costretto dalla necessità ad abbandonare la propria terra e i propri affetti. A dicembre del 2009 in un piccolo comune del Nord il sindaco ha organizzato una operazione di polizia urbana che ha voluto chiamare “Bianco Natale”: i vigili urbani hanno compiuto irruzioni notturne nelle case di tutti gli immigrati alla ricerca di clandestini da espellere. In molti comuni sono state vietate le insegne dei negozi in lingua straniera (ma al tempo stesso si rivendica il diritto di utilizzare i dialetti locali nelle sedute del consiglio comunale o nella cartellonistica ufficiale). In molti paesi europei fortunatamente le immagini delle aggressioni hanno sollevato pesanti interrogativi e profonda preoccupazione riguardo le condizioni di vita degli immigrati in Italia. La piccola relazione che segue intende offrire qualche risposta e qualche strumento di conoscenza sulla vita degli immigrati in Italia.
Gli immigrati che vivono in Italia sono troppi?
In Italia nel 2005 erano residenti 2.670.514 cittadini ai altre nazionalità. Al 31 dicembre 2008 – ultimo dato ufficiale disponibile – questo numero è salito a 3.891.295 (Istat). In tre anni si è registrato un incremento del 45,7%, nello spesso periodo la popolazione immigrata aumentava del 40,6% nell'UE, passava cioè da 27,1 a 38,1 milioni di persone (Istat / RCM). C'è di più: per la prima volta l'incidenza della popolazione straniera in Italia (7%) ha superato quella della media dei paesi dell'UE (6,2%). Ciò risulta considerando solo i dati ufficiali: a questo numero vanno aggiunte le circa 400.000 persone in attesa di regolarizzazione ed altrettanti irregolari (RCM). Questi dati indicano che in Italia, dove quasi tutti i partiti politici, il governo e molti mezzi di informazione sostengono da anni la necessità di fermare con tutti i mezzi l'immigrazione, c'è bisogno di un maggior numero di lavoratori stranieri. Non si spiega altrimenti un così deciso aumento degli immigrati in un paese dove è sempre più difficile entrare, ottenere un regolare permesso di soggiorno, lavorare in condizioni dignitose e sicure. D'altra parte se confrontiamo i dati relativi alla percentuale di immigrati stranieri e di nuovi cittadini vediamo che in Italia questi rappresentano appena l’8% della popolazione, in Germania il 18%, in Francia il 23% (Istat /RCM). L'incidenza della popolazione immigrata sul totale dei residenti in Italia è decisamente inferiore a quella che si registra nei principali paesi europei. Qualcuno tuttavia ha parlato di “guerra fra poveri”, ha sostenuto cioè la tesi per cui le condizioni di maggiore disagio sociale che vivono le popolazioni meridionali hanno causato un più violento rigetto nei confronti degli stranieri. Si è fatta spazio, anche su quotidiani e mezzi di informazione tradizionalmente moderati, una tesi piuttosto preoccupante: gli atteggiamenti xenofobi, razzisti, genericamente aggressivi contro gli immigrati sarebbero conseguenza dell'eccessivo numero di stranieri presenti in Italia. L'affermazione, oltre che odiosa, è anche del tutto infondata: se si considera la distribuzione degli immigrati sul territorio italiano emerge, come è ovvio, la seguente situazione: al nord risiede il 62,1%, al centro il 25,1%, al Sud e nelle isole il 12,8%. In altri termini la popolazione immigrata si è distribuita sul territorio italiano in base alle possibilità di inserimento lavorativo e sociale offerte dal mercato. Ciò è vero nelle regioni più ricche, prima fra tutti la Lombardia dove vive circa ¼ degli immigrati presenti in Italia, (il 23,3%), seguita dal Veneto con 11,7% e dal Lazio con l'11,6, ma anche in alcune aree metropolitane del sud, che da luoghi di transito verso altre mete conoscono da circa 10 anni una sempre più marcata tendenza alla stabilizzazione. I flussi migratori nella maggior parte dei casi non sono affatto un caotico movimento di popolazioni alla ricerca di un generico punto di approdo ma si orientano sulle necessità del mercato del lavoro globale. E' evidente che, come i lavoratori autoctoni, anche gli immigrati risentono delle conseguenze di congiunture economiche sfavorevoli, come quella che viviamo in questi mesi, tuttavia anche in questo caso difficilmente l'immigrato resta a lungo senza lavoro, anche considerando che in caso di perdita del lavoro questi manifesta maggiore propensione al trasferimento in un altra città o in un altra nazione.
La contaminazione è una minaccia all'identità culturale e religiosa?
In Italia, se si tiene conto delle oltre 400 mila persone in attesa di essere registrate nelle anagrafi comunali, la popolazione regolare straniera è di 4.329.000 (RCM 2009). L'ultima rilevazione ufficiale al 31 dicembre 2008 indica il numero di 3.891.295 (Istat) in possesso di regolare permesso di soggiorno. Guardando alla provenienza ed alla composizione culturale il primo elemento che si rileva è l'estrema varietà delle nazionalità rappresentate, ben 196. Ciò trova spiegazione in alcuni caratteri originali della storia e dell'identità italiane. Per prima cosa va ricordato che, fino agli anni '70 del Novecento, gli italiani sono emigrati all'interno dei confini nazionali, dalle regioni del sud verso il centro e il nord, all'estero nei paesi dell'Europa centro settentrionale, delle Americhe, in Australia. Con il benessere degli anni '80 l'Italia ha conosciuto l'immigrazione che giungeva dai paesi più vicini, a cominciare da quelli che si affacciano sulla sponda sud del Mediterraneo, e da quelli più lontani. Infatti pur non avendo rivestito in passato il ruolo di potenza coloniale, l'Italia ha un posto nell'immaginario collettivo, enfatizzato dal ruolo di Roma luogo di pellegrinaggio per tutti i cattolici del mondo e sede di istituti e congregazioni missionarie presenti in tutti i continenti. Guardando più da vicino e nel dettaglio la composizione della popolazione immigrata notiamo che quasi la metà della popolazione immigrata appartiene ad una delle 4 nazionalità più numerose: il 46,56% (1.811.730) proviene da: Romania (796.477), Albania (441.396), Marocco (403.592) e Repubblica Popolare Cinese (170.265). Quattro paesi che hanno poco in comune. Il 38,43% (1.495.505) appartiene a un gruppo nazionale che conta da 40.000 a 150.000 individui, in ordine decrescente: Ucraina, Filippine, Tunisia, Polonia, India, Moldova, Macedonia, Ecuador, Perù, Egitto, Sri Lanka, Senegal, Bangladesh, Serbia, Pakistan, Nigeria, Ghana, Germania, Brasile, Bulgaria. E interessante notare che tra i primi 24 paesi, che raccolgono l'84,99% di tutti gli immigrati in Italia: 6 sono paesi europei tra i quali c'è la Germania (40.163) 3 sono paesi balcanici 3 sono paesi della sponda sud del Mediterraneo 6 sono paesi asiatici 3 sono paesi sudamericani 3 sono paesi africani La presenza di tante e diversamente consistenti gruppi linguistici e nazionali facilita ogni processo di inserimento e ogni scelta di integrazione dato che moltiplica le occasioni di incontro e collaborazione con persone di cultura diversa dalla propria. Non solo presuppone la necessità dell'uso della lingua locale (italiano) come lingua veicolare, ma fa dello stile di vita del paese di emigrazione il minimo comun denominatore sul quale modellare il proprio. Questa considerazione si fa ancora più evidente quando prendiamo in esame le identità religiose. Se consideriamo per lo stesso campione l'identità religiosa prevalente nei paesi di provenienza infatti risulta che: 11 sono cristiani 6 sono islamici 5 sono misti Va ricordato che la presenza dei cristiani ha una forte valenza ecumenica, trattandosi spesso di cristiani che appartengono alle chiese ortodosse di Mosca e di Costantinopoli, o alle chiese nazionali. Le piccole comunità di lingua greca o albanese di Calabria e Sicilia testimoniano quanto antico sia il legame tra le origini dell'identità italiana e i paesi dell'oriente cristiano. Anche i fedeli dell'Islam non costituiscono un gruppo così omogeneo: anche all'interno delle stesse comunità nazionali vi sono differenze non secondarie sotto questo profilo. L'Islam in Italia si presenta come un arcipelago di comunità locali, generalmente inclini alla tolleranza e al dialogo con tutti, propense in genere a prendere le distanze da qualsiasi violenza o intolleranza. Tale attitudine rischia tuttavia di venire logorata dal clima di sospetto e talvolta di ostilità che circonda i musulmani dall'11 settembre 2001. Anche le comunità buddiste, soprattutto Srilankesi, non rappresentano certamente una minaccia all'identità religiosa della popolazione italiana. Infine, da questo punto di vista, va considerato ancora che: 1 immigrato su 4 ha la cittadinanza in un paese dell'UE (il 29,1%) 1 immigrato su 2 è europeo (il 53,6%) E soprattutto che il 13% degli stranieri è nato in Italia Demografia e immigrazione Nel contesto di un rapido, e per molti aspetti preoccupante, invecchiamento della popolazione, la presenza degli immigrati è indispensabile per mantenere un saldo demografico attivo. Tra il 2007 e il 2008 la popolazione italiana è cresciuta dello 0,7%. La popolazione immigrata è cresciuta del 13,4% Gli immigrati hanno un’età media di 31 anni e incidono sulle nuove nascite per il 12,6%. Gli anziani, con più di 65 anni, sono solo il 2% del totale e pochissimi sono i pensionati
Quanti sono gli immigrati irregolari?
Nel 2008 sono sbarcate in Italia 36.951 persone . Di questi circa la metà (17.880) sono stati rimpatriati, non sempre nel rispetto dei diritti umani, del diritto internazionale e della stessa legislazione italiana. Le cifre raccontano un fenomeno quantitativamente marginale che riguarda per lo più situazioni disperate bisognose di protezione umanitaria: dati 2008: sbarchi 36.951 aumento residenti regolari 459.000 popolazione non italiana residente > 4.000.000
Gli sbarchi, anche in un anno di forte aumento come il 2008, sono una parte ridotta del fenomeno migratorio, sia rispetto ai nuovi flussi (10%) che alla popolazione insediata (1%) Più della metà sono richiedenti asilo con diritto alla protezione secondo le convenzioni internazionali e la costituzione italiana.
Come gli immigrati orientano l'immigrazione.
Gli immigrati svolgono un ruolo attivo nell'orientare o contenere i flussi migratori: 1. orientando i flussi dai luoghi di provenienza indicando opportunità o difficoltà (la composizione della popolazione immigrata muta secondo le esidìgenze del mercato del lavoro) 2. sostenendo con le rimesse i familiari che altrimenti sarebbero costretti ad emigrare 3. trasferendosi, anche stagionalmente, per motivi di lavoro
Le rimesse degli immigrati nel 2008: 433,1 miliardi di dollari nel mondo 6,4 miliardi di euro dall’Italia
Il lavoro
In Italia è ancora molto alto il numero di incidenti mortali, le cosiddette “morti bianche”: 6 decessi per 100mila lavoratori ogni anno. Questi si riducono a 4 senza contare i decessi che avvengono nel nel percorso casa lavoro (definizione Eurostat). Sono circa il 50% in più della media UE15. Per avere un termine di paragone sono 6 volte più che nel Regno Unito, 4 volte la Svezia, 2 volte la Germania. Si spiegano solo in minima parte con la composizione nostra struttura industriale. Nell'ultimo anno è in diminuzione ma bisogna considerare che in parte questa diminuzione è legata alla riduzione dell'occupazione (-2,2%) e soprattutto a quella delle ore lavorate (-3,6%) Negli anni precedenti (2005-2008) la diminuzione delle morti bianche si è registrata per lo più tra gli italiani e soprattutto nell’agricoltura (-16,7% ). Nello stesso periodo si e registrato un incremento degli incidenti che hanno coinvolto gli immigrati : in ogni settore di quasi l’8% tra il 2005 e il 2007 Dati del 2008 dicono che il 61,3% delle imprese ispezionate aveva lavoratori irregolari Particolarmente a rischio è la condizione di lavoro dei non regolari: un'indagine condotta sulle condizioni di lavoro e di vita dei clandestini dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti nel 2008 mette in luce che il 65,8% di questi lavora ma deve accettare condizioni peggiori: - in merito all'orario di lavoro: il 38,1% lavora di notte contro il 22,0% dei regolari e il 30,7% di quelli in attesa di permesso di soggiorno; in merito alla retribuzione il 40% di chi non ha il permesso guadagna meno di 5 euro l’ora il reddito mensile è inferiore del 38.4% rispetto a chi ha un permesso di soggiorno
Last update : 01-07-2010 16:51
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