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Firenze - presentazione rapporto per nono incontro europeo delle persone in povertà PDF Print E-mail
 

Written by Administrator, on 01-07-2010 17:03

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Conferenza stampa presentazione rapporto per nono incontro europeo delle persone in povertà
 FIRENZE - venerdì 18 giugno ore 12:30
presso SALA STAMPA – PALAZZO VECCHIO

Interverranno:
La delegazione italiana agli Incontri europei delle persone in povertà
Letizia Cesarini Sforza – Coordinatrice nazionale CILAP – EAPN ITALIA
Don Andrea Bigalli – Presidente Ass. Differenze Culturali e Nonviolenza – Firenze
Alessandro Martini – Direttore Caritas Diocesana - Firenze
Stefania Saccardi – Assessore Comune di Firenze
Antonella Coniglio – Assessore Provincia di Firenze
Salvatore Allocca – Assessore Regione Toscana
Art. 3 Costituzione della Repubblica  Italiana
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Il 25 e 26 giugno convergeranno a Bruxelles tutte le delegazioni dei  27 Stati membri dell'Unione europea per partecipare ai lavori del nono incontro europeo delle persone in povertà. Si tratta di delegazioni composte da persone che hanno fatto e/o stanno facendo sulla propria pelle l’esperienza della povertà.
La delegazione italiana ha preparato il rapporto “Verso un Piano di lotta contro la povertà e per l'inclusione sociale”, a partire da una serie di seminari di approfondimento aperti in una serie di città italiane, che a Bruxelles troverà ulteriore esplicazione in un confronto diretto tra delegazioni nazionali, istituzioni europee e europarlamentari.
Sono molti i vestiti che indossa la povertà nel nostro paese. Alcuni sono evidenti in modo stridente, altri sono sottesi o deliberatamente nascosti dalla nuova fabbrica dell’ignoranza. Tutti meritano di essere evidenziati con chiarezza perché la povertà e l’impoverimento sono diventati, negli ultimi anni in modo particolare, un fenomeno sociale decisamente inumano e degradante. Un fenomeno che non cade dal cielo, ma che attiene invece a una strategia politica miope che non sa  tenere conto degli interessi a lungo termine della società nel suo insieme.
Il rapporto, composto di vari capitoli, non è esaustivo ma si concentra - sforzandosi anche di dare alcuni suggerimenti sul “che fare” - sulle priorità scaturite dagli incontri nazionali delle persone in povertà: il problema dell'esclusione finanziaria e dei servizi di base; i tanti problemi delle popolazioni Rom e Sinti presenti nel nostro paese, degli immigrati e dei carcerati ed ex carcerati. E' un work-in-progress  sul quale continueremo a lavorare e, ci auguriamo, a misurarci con le altre organizzazioni e con i decisori politici.
Segnaliamo solo alcuni dei molti punti che caratterizzano il rapporto, che secondo noi diventano validi indicatori di come anziché la lotta alla povertà si preferisca fare la guerra ai poveri!
Il popolo migrante e Rom; il popolo carcerario.
Straniero = clandestino. Se noi non troveremo un altro modo di parlare dell’immigrazione diverso dai discorsi sugli sbarchi e sull’irregolarità, resteremo incapaci di gestire responsabilmente l’Italia che si va costruendo, nella quale già adesso 1 ogni 14 abitanti è un cittadino straniero regolarmente soggiornante.
Gli sbarchi, che ci ostiniamo a utilizzare come un bollino nero da apporre sul fenomeno migratorio, coinvolgono un numero di persone pari nemmeno all’1% delle presenze regolari, senza contare poi che oltre la metà delle persone sbarcate sono richiedenti asilo, quindi persone meritevoli di protezione secondo le Convenzioni internazionali e la Costituzione Italiana.
Straniero = non cittadino. Se gli immigrati incidono per il 7% sulla popolazione residente e per il 10% sulla creazione della ricchezza nazionale, ciò significa che la loro presenza non costituisce una perdita per il sistema Italia, così come non lo è per gli immigrati stessi e per i Paesi di origine, ai quali i migranti inviano dall’Italia 6,4 miliardi di euro come rimesse, un aiuto molto concreto al loro sviluppo a fronte delle promesse non mantenute a livello di politica internazionale.
Straniero = criminale. Non esiste in Italia un'emergenza criminalità, perché non ci distinguiamo in negativo in un confronto europeo e nel contesto italiano le denunce penali da alcuni anni sono in diminuzione e il livello attuale (poco più di 2 milioni e mezzo di denunce) è pari a quello dei primi anni ’90, quando iniziava l’immigrazione di massa.
Lotta alle discriminazioni.  L'opinione pubblica, fomentata dai media e da alcuni casi isolati di gravi crimini perpetrati da alcuni Rom ai danni di italiani/e,  è sempre più spaventata e portata a nutrire sentimenti discriminatori, quando non apertamente razzisti nei confronti di queste comunità. Questo sentimento può mettere  in serio pericolo la convivenza civile e portare a reazioni incontrollabili da una parte e dall'altra.
Quando si parla di integrazione del popolo migrante e Rom, in verità si pensa all'annullamento di culture e civiltà sedimentate nella storia. E’ per questa via che passa il razzismo e la xenofobia, la discriminazione sociale, politica, economica e culturale. Noi riteniamo che è tempo di cominciare a parlare di convivenza attraverso la quale è possibile il lento processo di integrazione. Il popolo migrante e Rom non può, anche se lo volesse fortemente, separarsi dal proprio bagaglio culturale, torcendo la propria esistenza fino a farla coincidere totalmente con la nostra formazione culturale. E’ questo il pensiero assurdo che riposa dietro al concetto di integrazione. Un artificio sciocco ancorché presuntuoso che non porta bene né a loro, né a noi!
Il carcere
Nei 43.000 posti carcere sono stipate 67.000 persone. In quali condizioni logistiche, oltre che igienico-sanitarie, non è facile da immaginare! Al punto che crescono di giorno in giorno i ricorsi da parte delle persone detenute alla Corte Europea per la prevenzione della tortura. Mai, dal dopoguerra, la Repubblica Italiana aveva raggiunto queste cifre di detenzione. E di giorno in giorno il record supera se stesso aprendosi a scenari da terzo e quarto mondo!
Il tradizionale e trasversale ricettacolo della povertà ha assunto e sempre più va assumendo dimensioni paradigmatiche, capace peraltro di fotografare come la lotta alla povertà si trasforma in guerra ai poveri. Segnala altresì come questa strategia politica, economica, sociale e culturale, fondata sull’aggressione alla debolezza tout-court, non sia governabile. Solo alcuni accenni:
Morti di carcere
Nel corso del 2009 si sono registrati 175 casi di morte di persone detenute (di cui 72 per suicidio). Ossia, un morto ogni due giorni! A fronte delle politiche securitarie sbandierate dal governo italiano in modo propagandistico e in nome delle quali i poveri finiscono in carcere, lo stesso governo non è più in grado di garantire la sola e mera sopravvivenza dei detenuti. A fine marzo di quest'anno i morti di carcere sono già a quota 50 (di cui 15 per suicidio). E la strage continua con disinvoltura...
Cuccioli d'uomo crescono, dietro le sbarre
La media numerica dei bambini da zero a tre anni che con le loro mamme sono tenuti in carcere senza alcuna tutela, si mantiene mediamente sulle sessanta unità (considerato il turn-over). Si tratta prevalentemente di persone migranti e rom. La propaganda, di nuovo, della tutela dell’infanzia e dei nuclei familiari in stato di povertà non ha riscontri, lasciando di fatto nascere e crescere i cuccioli d’uomo dietro le sbarre.
I C.I.E. (Centri per l'Identificazione ed Espulsione)
Un capitolo a parte meritano i CIE per i migranti. Si tratta di centri di detenzione a tutti gli effetti deputati allo “straniero povero”. Una detenzione che si può protrarre fino a sei mesi senza reato, se non quello di essere fuggiti da situazioni di fame e guerre. Rispetto al carcere il CIE è più impermeabile e perciò si ha notizia dei maltrattamenti solo quando le persone recluse si ribellano violentemente determinando con ciò il passaggio dal CIE al carcere.
Maltrattamenti generalizzati
A fronte del fenomeno migratorio, il nostro ministro degli interni in carica, che presiede il comando di tutti gli organi di polizia (quella penitenziaria compresa), ebbe a suggerire pubblicamente che bisognava “essere più cattivi”. Un suggerimento che ha trovato e trova riscontro nelle modalità operative di tutti i corpi di polizia  che quotidianamente si produce in maltrattamenti e violenze che talvolta sfociano nella morte della persona incarcerata. Il caso Cucchi – Uva –Lonzi – Bianzino – ecc., non sono altro che la punta di un iceberg di violenza che imperversa in tutti i luoghi di detenzione.
Il rapporto illustra  i molti vestiti che indossa la povertà e da cui abbiamo estrapolato due aspetti  trasversali e paradigmatici che ben possono funzionare da indicatori generali. La delegazione italiana al nono incontro europeo delle persone in povertà si farà portavoce delle richieste e delle aspettative delle persone che sperimentano o hanno sperimentato sulla loro pelle la povertà e l'esclusione sociale.
Ci auguriamo che le nostre istituzioni, a tutti i livelli, sappiano prendere impegni precisi e assumersi le loro responsabilità nella lotta contro la povertà e l'esclusione sociale, non lasciando cadere nel vuoto le possibilità offerte dal 2010, Anno europeo contro la povertà e l'esclusione sociale.

Last update : 01-07-2010 17:03

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