La povertà e i senza dimora a Roma

Teodosi (CILAP – EAPN): Appello all’Amministrazione comunale e al Sindaco Marino: “Gli invisibili ai dati statistici: basta guardarsi intorno per vedere che sono migliaia le persone che a Roma vivono in condizione di estrema povertà.  All’Amministrazione Comunale di Roma e al Sindaco Marino non chiediamo miracoli, ma l’uscita da una logica emergenziale. Chiediamo interventi programmati e strutturati di accoglienza. Chiediamo la costituzione di una task force. Le cause dell’aumento della povertà le conosciamo, ma non possiamo restarne spettatori passivi”.

Roma, 22 dicembre 2014 – In riferimento i dati pubblicati in questi giorni sulla povertà a Roma, Nicoletta Teodosi, Presidente del CILAP – Collegamento Italiano di Lotta alla Povertà – sezione nazionale di EAPN European Anti Poverty Network – rivolge un appello all’amministrazione comunale e al Sindaco Marino: “I dati sui poveri a Roma, che vengono pubblicati quasi giornalmente dalle organizzazioni caritatevoli, sono eloquenti: dei quasi 8 mila senza dimora, non trovano riparo adeguato oltre 4500 persone. Non conosciamo la scientificità della raccolta di questi numeri, ma basta guardarsi intorno per avere quanto meno la certezza che sono migliaia le persone che a Roma vivono in condizione di estrema povertà. Solitamente sono censibili quelli che si rivolgono alle mense, ai dormitori, ai centri di prima accoglienza, poi ci sono gli invisibili ai dati perché non hanno accesso alle mense, ai dormitori, ai centri di prima accoglienza, ma sono ben visibili agli occhi di tutti perché stanno agli angoli delle strade, ai semafori, nei cespugli delle aiuole spartitraffico. Più passa il tempo è più aumentano.
All’Amministrazione Comunale di Roma e al Sindaco Marino non chiediamo miracoli, ma l’uscita da una logica emergenziale, perché la povertà non è destinata a ridursi, che il freddo arriva ogni anno, così come il caldo. Chiediamo interventi programmati e strutturati di accoglienza. Chiediamo la costituzione di una task force in grado di affrontare l’emergenza della povertà estrema. È evidente che chi si occupa di emergenze sociali ha fallito, così come si doveva occupare di programmare gli interventi essenziali. E non sono sufficienti i 2.673.600 euro destinati a Roma dalla Regione Lazio per il 2014 per “azioni dirette al contrasto della povertà”. Anche se sarebbe interessante sapere come sono stati programmati.
Non c’è bisogno di nuovi appalti o assunzioni, si può ricorrere alle risorse che già ci sono, dai Nae (nuclei anti emarginazione) agli Assistenti sociali. Vigili urbani e operatori sociali che se meglio impiegati potrebbero essere di grande aiuto. Certo bisogna avere capacità organizzative, idee chiare sugli obiettivi da raggiungere, che finora l’Amministrazione non ha dimostrato di avere.
Non chiediamo che tutti gli emarginati siano collocati in una adeguata dimensione, ma almeno che entro 6 mesi la metà lo sia, e tra questi vorremmo non vedere più bambini mendicare nelle metropolitane e anziani seduti sui cigli delle vetrine dei negozi chiedere l’elemosina, vittime incolpevoli di incapacità amministrative e scelte politiche sbagliate.
Siamo consapevoli che i Comuni sono l’anello più debole di una filiera politica che non è stata in grado di cogliere le opportunità della Unione europea; che sono “vittime” delle inefficaci politiche economiche, del fallimento dell’allargamento ad Est rimasto incompiuto, dell’assente politica estera europea, inclusa quella sullo sviluppo dei paesi oggi in conflitto e ostaggio delle organizzazioni terroristiche.
Le cause dell’aumento della povertà le conosciamo, ma non possiamo restarne spettatori passivi. A Roma sono migliaia le persone impegnate nella solidarietà, attraverso le organizzazioni di volontariato, l’associazionismo o come lavoratori delle cooperative sociali. Ambiente, assistenza, cultura, protezione civile, questi i settori nei quali agiscono. Piccole e medie organizzazioni che garantiscono la coesione tra cittadini, ma anche grandi e storiche cooperative sociali che da oltre 30 anni si occupano di anziani, disabili, minori, adolescenti, immigrati, zingari italiani e stranieri. Di stampo laico o confessionale. Lavorano sotto traccia, senza esibizioni. È da queste realtà che la città deve ripartire, perché l’unica pulizia di cui abbiamo veramente bisogno è quella delle strade”.

Ufficio Stampa Cilap-Eapn, Nicola Perrone, ufficio.stampa@cilap.eu, cel. 329.0810937